La quotazione in Borsa, quando accompagnata da scelte solide di governance e strategia, può rappresentare per le piccole e medie imprese italiane non solo un’opportunità di accesso al capitale, ma un acceleratore di crescita in termini di fatturato, occupazione e creazione di valore. Secondo la nona edizione dei “Quaderni di ricerca”, realizzati da Intermonte in collaborazione con il Politecnico di Milano, le Pmi che si quotano bene possono raddoppiare il valore in cinque anni.
Rendimenti saliti del 50% per una Pmi su quattro
La ricerca ha analizzato 363 imprese quotate su Borsa Italiana dal 2011 al 2025 con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro, su tutti i listini (Euronext Milan, Euronext STAR Milan ed Euronext Growth Milan). Le imprese del top 10% del campione – quelle con i migliori rendimenti di borsa nei cinque anni successivi alla quotazione – raggiungono un rendimento cumulato del +173,8% a cinque anni dalla quotazione (già +133,2% a 3 anni e +70,2% nel primo anno), mentre il miglior 25% a cinque anni genera un rendimento pari a +49,7%, a conferma che più di una società su quattro ha generato rendimenti significativi e duraturi per i propri investitori.
Eppure, nel mercato azionario italiano il 90% degli scambi si concentra sulle 40 blue chips del Ftse Mib, ma le Mid Cap e Small Cap quotate analizzate in questa ricerca rappresentano un campione significativo dell’economia produttiva nazionale e del suo tessuto manifatturiero e di servizi.
L’impatto su economia reale: 10mila nuovi posti di lavoro
L’analisi delle performance a cinque anni dalla quotazione ha evidenziato anche una correlazione positiva tra rendimenti di mercato e crescita economica delle imprese: le società che hanno registrato i migliori risultati in Borsa hanno contestualmente incrementato fatturato, occupazione e redditività in misura significativa.
Le imprese del Top 10% del campione mostrano una crescita straordinaria anche sul piano industriale. I ricavi sono più che raddoppiati nei cinque anni dopo l’Ipo, con una crescita mediana del +195% per singola impresa. Una crescita che si riflette anche sulla redditività: l’Ebitda aggregato è cresciuto del +156% e l’utile netto del +176%. Sul fronte occupazionale, queste imprese hanno incrementato significativamente i posti di lavoro, passando da 4.987 a 8.277 addetti, con un aumento del 66%.
Altrettanto positivo è il risultato emerso allargando l’analisi al Top 25% – oltre 90 aziende – nei cinque anni successivi alla quotazione con una crescita dei ricavi aggregati pari a +102%, mentre Ebitda e utile netto registrano entrambi un incremento del +203%; gli addetti sono aumentati di oltre 9.800 unità, passando da 13.951 a 23.845 (+71%).
In cinque anni, queste imprese hanno quindi creato migliaia di nuovi posti di lavoro e più che raddoppiato il proprio fatturato.
I fattori di successo: il decalogo per una quotazione vincente
La ricerca ha permesso di identificare anche alcune correlazioni tra determinate scelte di governance, struttura dell’operazione e strategie post-Ipo e la capacità di creare valore nel tempo:
- Evitare management team troppo numerosi: una struttura esecutiva eccessivamente ampia è correlata negativamente con i prezzi di mercato. Il mercato apprezza organizzazioni snelle e focalizzate, capaci di decidere con efficacia.
- Inserire clausole di lock-up: l’impegno degli azionisti esistenti a non cedere i titoli per un periodo determinato rappresenta un segnale credibile di fiducia nelle prospettive dell’azienda e si traduce in performance significativamente migliori nel medio-lungo periodo.
- Fissare un capitale flottante opportunamente dimensionato: i best performer presentano un flottante medio del 42,1% (mediana 31,8%), un livello sufficiente a garantire liquidità al titolo senza diluire eccessivamente il nucleo di controllo.
- Evitare un underpricing eccessivo nel collocamento iniziale: un pricing efficiente al momento dell’IPO — né troppo prudenziale né speculativo — è segnale positivo per il mercato e si associa a performance migliori nel medio termine.
- Preparare un piano credibile di acquisizioni per crescere: le società che conducono operazioni di M&A dopo la quotazione ottengono performance migliori. Il mercato riconosce e premia le strategie di crescita esterna come segnale di ambizione imprenditoriale e capacità di execution.
- Assicurare un nucleo di controllo forte e autorevole fra i soci: un’elevata concentrazione proprietaria fra i principali azionisti è apprezzata dal mercato come garanzia di stabilità, visione di lungo periodo e allineamento di interessi.
- Lavorare per incrementare la copertura degli analisti nel corso del tempo: la crescita del numero di analisti che seguono il titolo è positivamente correlata con i rendimenti e rappresenta l’obiettivo primario di un’efficace attività di investor relations.
- Favorire la diversity di genere e anagrafica nel CDA: una maggiore rappresentanza femminile e un’età media del board intorno ai 50–52 anni sono correlate con valutazioni migliori. Il mercato premia la presenza equilibrata di esperienze diverse, sia in termini di genere che di generazione.
- Evitare la presenza di amministratori con ruoli in altre società quotate: la presenza di consiglieri con incarichi multipli in altri CDA quotati è correlata negativamente con la performance, in quanto percepita come potenziale fonte di minore focalizzazione o conflitti di interesse.
- Mantenere un vantaggio competitivo durevole: al di là di tutte le variabili strutturali e di governance, la condizione necessaria e indispensabile per ottenere un riconoscimento duraturo dal mercato rimane la qualità del progetto imprenditoriale: obiettivi di crescita credibili, capacità manageriale adeguata e solidità dei fondamentali.
Leggi anche:
1. Dexelance in saldo, il salotto del design poco valorizzato pronto al raddoppio
2. I gioielli di Fope brillano in Borsa e il loro valore può risplendere di più
© Riproduzione riservata