A un mese dalla scadenza del mandato Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane, lancia un’offerta totalitaria su Telecom Italia. Un’operazione inattesa che, a questo punto, è un forte endorsement al suo quarto mandato che sarà incentrato sulla messa a terra di questa storica fusione. Il corrispettivo totale previsto è di circa 10,8 miliardi.
L’obiettivo dell’operazione – spiega un comunicato diffuso da Poste Italiane – “è dare vita ad un unico gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane”. Il tutto a fronte di una governance molto stabile: lo stato Stato Italiano sarà azionista di maggioranza con una partecipazione superiore al 50% (anche attraverso la partecipazione detenuta da Cassa Depositi e Prestiti.
Il nuovo gruppo – spiega ancora la nota – rappresenterà la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, un vero e proprio motore di innovazione, un polo di sicurezza infrastrutturale e tecnologica, pilastro strategico dell’economia nazionale in grado di generare valore per tutti gli azionisti e di contribuire in modo significativo alla crescita della produttività del sistema industriale, alla competitività internazionale del Paese e alla capacità di attrarre investimenti.
L’operazione è perfettamente coerente con la strategia di lungo periodo di Poste Italiane, operatore sistemico abilitatore della trasformazione digitale del Paese, attivo nell’offerta di servizi essenziali per gli italiani – leader nei settori finanziario e assicurativo, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali. Il modello di business di “società piattaforma”, basato sulla più ampia rete fisica e digitale d’Italia, trova nell’integrazione con Tim una naturale evoluzione, attraverso la convergenza di reti, cloud, edge-computing, dati e identità digitale.
Ai fini della determinazione del numero massimo di azioni ordinarie oggetto dell’offerta, a scopo prudenziale, tenuto conto che è in corso la conversione delle azioni di risparmio di Tim in azioni ordinarie di Tim di nuova emissione nel rapporto di conversione 1 a 1, Poste ha considerato, oltre alle azioni ordinarie dell’emittente attualmente in circolazione anche le 6.027.791.699 azioni ordinarie di nuova emissione al servizio della conversione, nonché le azioni aggiuntive. Pertanto, l’offerta per il 100% riguarda 17.063.618.293 azioni ordinarie. Per ciascuna azione oggetto dell’offerta portata in adesione all’offerta, Poste offrirà un corrispettivo complessivo unitario rappresentato dalle seguenti componenti: una componente in denaro pari 0,167 e una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione.
I dettagli su prezzo, rapporto di scambio e tempistiche saranno formalizzati nel documento di offerta destinato a Consob e al mercato nei prossimi giorni. Domani mattina è prevista una conference call.
Una stretta importante che delinea un disegno chiaro: Poste Italiane era già il primo azionista di Telecom Italia con una quota superiore al 27% del capitale ordinario, costruita nel corso del 2025 attraverso l’acquisto progressivo delle partecipazioni di Vivendi. Inizialmente il gruppo aveva dichiarato di non voler superare la soglia che avrebbe comportato l’obbligo di Opa e di voler restare un investitore industriale di lungo periodo. L’Opas annunciata oggi rappresenta quindi un dietrofront che trasformerà Poste da azionista di riferimento ad azionista di controllo.
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