In un contesto globale sempre più sfidante segnato dall’ultimo shock energetico, con aumento dei costi ma anche rischi di disponibilità, le imprese si interrogano sulla loro capacità di avere futuro. Economico, innanzitutto, per garantire la resilienza dell’azienda, stretta tra costi sempre più alti e margini sempre più sottili. Ma non solo. In un’ottica di sopravvivenza che duri, le aziende sono chiamate anche a trovare un equilibrio più ampio, che includa ambiente, impatto sociale e qualità della governance. I cosiddetti indicatori Esg (Environmental, Social, Governance, cioè ambientale, sociale e di governance) contano per accrescere il valore aziendale nel tempo e non restare esclusi da opportunità concrete, come l’accesso a finanziamenti agevolati o strumenti di credito pensati proprio per chi investe in sostenibilità. Peccato però – e qui sta il nodo – che spesso le aziende hanno difficoltà a raccogliere dati e fornire le informazioni standard utili per accedere a finanziamenti e a opportunità di crescita. Perdendo di fatto una grande occasione. Da qui, l’esigenza di supportare le imprese nella produzione e analisi delle metriche Esg.
Oggi con la Fondazione Grins e l’ecosistema digitale Amelia, grazie a fondi Pnrr e alla collaborazione del Ministero dell’Economia e di quello dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è in fase avanzata una piattaforma dedicata alla disclosure Esg per le pmi. Non come semplice contenitore di dati, ma come infrastruttura operativa che aiuta le imprese a fare ordine, leggere ciò che conta e soprattutto comunicarlo all’esterno in modo chiaro e credibile.
Il punto chiave è la qualità dell’informazione. Senza dati affidabili, confrontabili e orientati al futuro, diventa impossibile prendere decisioni solide o dialogare con banche e investitori. Al contrario, quando le informazioni Esg sono strutturate e complete, diventano una leva strategica, per conoscersi meglio, gestire rischi e cogliere opportunità.
«Uno dei punti centrali per la gestione dei rischi e la capacità di avere davvero futuro è la qualità delle informazioni per poter avere la corretta prospettiva e prendere le giuste decisioni. – illustra Monica Billio, professoressa dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha condotto il progetto europeo TranspArEEnS relativo proprio alla divulgazione trasparente di informazioni relative alle performance Esg per le piccole e medie imprese che ne ha coinvolte più di 5 mila- Una volta che si è messo a punto questo edificio si apre la porta della finanza e del credito che ha necessità di informazioni foward-looking, proprio per avere maggiore visione sul lungo periodo».
Oggi si hanno a disposizione una massa più ampia di dati e strumenti più sofisticati, che devono però saper dialogare tra loro. Amelia nasce con questo obiettivo: mettere a sistema dati ambientali, sociali e di governance e trasformarli in indicatori concreti, fino ad arrivare a una vera e propria valutazione e score aziendale. Un linguaggio che il mondo del credito comprende bene, e che permette alle pmi di giocare finalmente alla pari. Il valore non sta solo nella tecnologia, ma nell’ecosistema che crea, ovvero un ponte tra aziende, istituzioni e finanza. Un modo per far emergere chi è pronto a investire sul proprio futuro e ha bisogno degli strumenti giusti per farlo.
La sostenibilità richiede equilibrio tra diverse dimensioni, passando attraverso una buona governance. Bisogna infatti avere una visione di lungo periodo, ma allo stesso tempo anche saper gestire il breve, ovvero monitorare gli indicatori, correggere la rotta, prendere decisioni informate, tenendo conto di tutti gli stakeholder: lavoratori, comunità locali, fornitori, azionisti e istituzioni.
«Il rischio – prosegue Billio – è che gli Esg diventino solo una metrica finanziaria, perdendo la loro vera funzione di strumento di governance di una sostenibilità industriale e sociale. Mi spiego meglio: sostenibilità chiama futuro e chiede ambizione. È importante che vi siano progetti impegnativi e sfidanti con obiettivi lontani, serve però lavorare anche sul domani e dopodomani (il futuro prossimo) governando lo sviluppo del progetto e valutando tutti gli indicatori chiave necessari, evitando il rischio di prendere strade sbagliate».
Questo approccio è ancora più cruciale per le grandi aziende, i cui processi organizzativi rischiano di impattare pesantemente sulle filiere, e quindi sulle pmi che di fatto costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano. La buona notizia è che oggi quei dati esistono, e gli strumenti per usarli anche. La differenza la fa la capacità di integrarli, interpretarli e trasformarli in opportunità. «Se non si ha capacità di analisi, conoscenza e competenza, il rischio (appunto) di trovarsi scoperti è enorme», conclude Billio.
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