Mentre il mondo è alle prese con la crisi del petrolio, fra corsa dei prezzi e carenze sempre più preoccupanti, si inizia a capire in che modo la guerra ha impattato sui Paesi del Golfo. Non tutti, infatti, si trovano nella stessa situazione, come dimostra un’analisi di Reuters. In particolare, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti riescono ad aggirare parzialmente il blocco dello Stretto di Hormuz, mentre altri Paesi dell’area non hanno alternative. In particolare, Iraq, Kuwait e Qatar stanno pagando il prezzo più salato visto che non possono dirottare il greggio verso rotte alternative.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito il conflitto come il più grande shock all’approvvigionamento energetico della storia, citando oltre 12 milioni di barili al giorno di produzione persa e danni a circa 40 infrastrutture energetiche.
I dati sulle esportazioni di marzo hanno rilevato che i ricavi petroliferi di Iraq e Kuwait sono crollati di circa tre quarti rispetto allo scorso anno. Al contrario, i ricavi dell’Iran sono aumentati del 37% e quelli dell’Oman del 26%. I ricavi petroliferi dell’Arabia Saudita sono cresciuti del 4,3%, mentre quelli degli Emirati Arabi Uniti sono diminuiti del 2,6%, poiché l’aumento dei prezzi ha compensato la riduzione dei volumi.
L’oleodotto saudita
Il più grande oleodotto dell’Arabia Saudita è un collegamento Est-Ovest lungo 1.200 chilometri, costruito negli anni Ottanta durante la guerra Iran-Iraq per aggirare Hormuz. Collega i giacimenti petroliferi orientali al porto di Yanbu sul Mar Rosso e opera con una capacità ampliata di 7 milioni di barili al giorno.
Aramco utilizza circa 2 milioni di barili al giorno a livello domestico, lasciandone circa 5 milioni per l’esportazione. I carichi a Yanbu hanno registrato una media vicina alla capacità massima di 4,6 milioni di barili al giorno nella settimana iniziata il 23 marzo, nonostante attacchi mirati al terminal il 19 marzo.
Nel complesso, le esportazioni di greggio saudite sono diminuite del 26% su base annua a marzo, a 4,39 milioni di barili al giorno, secondo i dati Kpler e Jodi. Tuttavia, i prezzi più elevati hanno aumentato il valore di queste esportazioni di circa 558 milioni di dollari rispetto all’anno precedente. Riyadh aveva aumentato preventivamente le esportazioni a febbraio al livello più alto da aprile 2023, in previsione di un possibile attacco statunitense all’Iran.
Gli Emirati Arabi Uniti
Gli Emirati Arabi Uniti sono stati in parte protetti dal loro oleodotto Habshan-Fujairah da 1,5-1,8 milioni di barili al giorno, che aggira lo Stretto. Tuttavia, il valore stimato delle esportazioni petrolifere è comunque diminuito di oltre 174 milioni di dollari su base annua a marzo. Fujairah è stata colpita da una serie di attacchi che hanno portato alla sospensione dei carichi.
Iraq maglia nera
Tra i produttori del Golfo, i ricavi dell’Iraq sono quelli calati maggiormente, con un crollo del 76% a 1,73 miliardi di dollari. Il Kuwait segue con -73% a 864 milioni di dollari.
Entrambi i Paesi probabilmente subiranno cali ancora più marcati ad aprile, visto che a marzo alcuni carichi sono riusciti a partire nei primi giorni del conflitto. Una petroliera carica di greggio iracheno ha però attraversato lo Stretto la scorsa settimana dopo che l’Iran ha dichiarato che l’Iraq sarebbe esentato dalle restrizioni.
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