Il conflitto in Medio Oriente, con una tregua ancora fragile, continua a dominare l’attenzione dei mercati finanziari. Tuttavia, nelle prossime settimane entreranno in gioco alcuni fattori chiave che potrebbero influenzare il sentiment degli investitori. In particolare, cinque elementi. A evidenziarli è Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group.
- Elezioni parlamentari in Ungheria
Le elezioni in Ungheria si terranno domenica 12 aprile. Queste elezioni potrebbero rivelarsi cruciali per il futuro dell’Unione Europea. Il partito dell’attuale premier Viktor Orban, stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin (e non solo), sta ottenendo risultati deludenti nei sondaggi e sembra esserci un’alta probabilità che verrà estromesso dal governo. Tuttavia, una vittoria del partito di opposizione (TISZA) è tutt’altro che certa.
Se TISZA dovesse prevalere, il nuovo primo ministro ungherese sarà Peter Magyar, che ha promesso riforme e un ritorno alla democrazia, il che potrebbe avere implicazioni positive per l’Unione Europea e l’Ucraina. Inoltre, una maggiore coesione dell’UE le consentirebbe probabilmente di avanzare con gli sforzi in materia di spesa per la difesa e finanziamenti, nonché con riforme generali che potrebbero facilitare l’attività imprenditoriale nella regione. Questo a sua volta potrebbe essere positivo per l’economia europea e per i titoli azionari europei, a parità di altre condizioni.
- La decisione della Fed
Quando la Fed si riunirà a fine aprile, dovrà prendere una decisione difficile su come procedere con la politica monetaria. “Ritengo che la Fed si concentrerà sulla lotta all’inflazione dato il recente precedente di non aver agito abbastanza rapidamente per arginare il massiccio aumento dell’inflazione legato alla pandemia – soprattutto perché le pressioni inflazionistiche sembrano aumentare rapidamente”, afferma Hooper.
Il sottoindice dei prezzi dell’indagine Ism sui servizi è salito a 70,7, il livello più alto dall’ottobre 2022 (in aumento rispetto al 63 di febbraio), in un contesto di costi più elevati del petrolio e dei carburanti. Questa sarà presumibilmente anche l’ultima riunione del presidente della Fed Powell con la sua attuale carica, ma anche questo è incerto, dato che diversi senatori hanno promesso che non approveranno il prossimo presidente della Fed fino a quando non sarà conclusa l’indagine penale su Powell.
- Risultati societari
La prossima stagione dei conti sarà osservata speciale. “Guarderò con attenzione le aziende che rilasceranno stime più negative sul secondo trimestre e oltre, dati i costi più elevati, principalmente del petrolio, che dovrebbero comprimere i margini di profitto”, avverte l’esperta di Man Group. I settori e le industrie i cui utili potrebbero essere maggiormente colpiti sono i beni di consumo discrezionali, i trasporti e le compagnie aeree. Inoltre, non si tratta solo del petrolio: potrebbe esserci un impatto significativo su altri settori come i semiconduttori e l’agricoltura.
- Rendimenti dei titoli di Stato
Esiste un rischio reale che i “bond vigilantes” puniscano i paesi che spendono in modo spericolato, facendo salire i rendimenti dei loro titoli di stato. C’è un’altra forza in atto che potrebbe far salire i rendimenti obbligazionari in modo significativo: le aspettative di inflazione.
Dalla fine di febbraio, il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è aumentato di 38 punti base il che, a suo avviso, riflette un aumento delle aspettative di inflazione nonché le preoccupazioni per l’aumento della spesa per la guerra in Medio Oriente, che amplierà i deficit di bilancio e aumenterà il debito pubblico complessivo. Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito di 29 punti base, mentre quello dei gilt britannici a 10 anni è aumentato di oltre 50 punti base dalla fine di febbraio. “Si tratta di movimenti significativi che non dovrebbero essere trascurati perché ci segnalano che il mercato obbligazionario è preoccupato. – spiega Hooper – Pertanto, sarà opportuno prestare attenzione alle aste di titoli di Stato in programma questa settimana per individuare eventuali segnali di debolezza della domanda”.
5. Segnali di difficoltà per i consumatori statunitensi
Si moltiplicano i segnali di difficoltà per i consumatori Usa, con l’indebolirsi del mercato del lavoro e l’aumento dei prezzi che incidono negativamente sulla capacità di acquisto.
Il sottoindice S&P Services PMI relativo all’occupazione è entrato in territorio di contrazione a marzo. L’indice delle tendenze occupazionali del Conference Board per marzo ha indicato che la percentuale di consumatori che ritiene “difficile trovare lavoro” è salita al 21,5%. Si tratta di un aumento significativo – cinque punti percentuali – rispetto a marzo 2025. Questo dato, suggerisce Hooper, è in linea con una statistica che si è vista nel rapporto sull’occupazione del mese scorso: la disoccupazione U-6 – nota anche come “tasso di sottoccupazione” perché include chi ha un lavoro part-time ma vorrebbe un lavoro a tempo pieno, nonché i lavoratori scoraggiati che non cercano più attivamente un impiego – ha raggiunto l’8,1% a marzo. Si tratta del livello più alto dalla fine del 2021, il che suggerisce una crescente debolezza del mercato del lavoro.
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