Nuovo scolpo di scena sull’ex Ilva: il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha imposto con un’ordinanza ad AdI Energia di sospendere entro 30 giorni la centrale termoelettrica che alimenta gli impianti del siderurgico di Taranto. Lo stop può comportare a cascata la chiusura dell’area a caldo. Il fermo alla centrale non rende più possibile recuperare e gestire i gas del ciclo siderurgico che, non potendo essere nemmeno bruciati in torcia, restano privi di qualsiasi possibilità di smaltimento. In queste condizioni, spiegano fonti vicine al dossier, il ciclo produttivo non può proseguire, perché l’impossibilità di gestire i gas del ciclo siderurgico comporta, come conseguenza diretta e inevitabile dell’ordinanza, la fermata dell’area a caldo, cuore dello stabilimento di Taranto. Senza l’area a caldo, e quindi senza produzione di acciaio a Taranto, si fermerebbero le lavorazioni a valle nel sito e gli altri stabilimenti del gruppo nel Nord Italia.
Il documento
Il sindaco, si legge nel documento, ordina “alla Società Adi Energia srl in A.S. di sospendere, entro 30 (trenta) giorni, l’esercizio dell’installazione autorizzata con Aia rilasciata con Decreto Ministeriale n. 140 del 17.07.2020 e successive modifiche ed integrazioni, fino alla presentazione del piano di riduzione contenente le misure e gli interventi da attuare per il conseguimento degli obiettivi di riduzione prescritti nel Rapporto di VDS Taranto dell’anno 2024 e successiva valutazione ed approvazione da parte di ARPA puglia, ARESS Puglia ed ASL Taranto”.
La decisione è basata sul “principio di precauzione ambientale”, che “impone che quando sussistono incertezze o un ragionevole dubbio riguardo alla esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi”.
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