L’inflazione sfonda il tetto del 3% nella zona Euro, non accadeva dal 2023. Il balzo del 3,2% calcolato da Eurostat nel maggio 2026 e segna una brusca interruzione del trend di discesa dei prezzi. Così il rientro inseguito dalla Bce al 2% incassa una pesante battuta d’arresto e rientra nella soglia psicologica critica sopra il 3%.
Il fenomeno si muove a due velocità. Da un lato c’è l’ottima tenuta degli alimentari, che rallentano al 2,0%. Dall’altro, a spingere l’indice verso l’alto sono l’energia, stabile su livelli molto alti (10,9%), e soprattutto i servizi, balzati in un mese dal 3,0% al 3,5%. Proprio il dato sui servizi rappresenta la minaccia più concreta. Significa che l’inflazione sta diventando strutturale, trasferendosi dai costi delle materie prime ai salari e ai consumi interni come turismo, trasporti e ristorazione.
Tra i Paesi dell’aerea euro, l’Italia è sopra la media. Nel nostro Paese infatti è previsto che l’inflazione salga al 3,3%, dal 2,8% di aprile. La Germania è stimata in calo al 2,7% dal 2,9 del mese precedente e la Francia dovrebbe raggiungere il 2,8% dal 2,5% di aprile. La Spagna raggiungerà il 3,6% dal 3,5% del mese precedente.
Questo scenario complica i piani della Banca Centrale Europea. Con un’inflazione così a questi livelli, Francoforte sarà costretta, come ampiamente previsto dagli analisti, a un ciclo di rialzo dei tassi d’interesse (sono quattro quelli stimati).Per imprese e famiglie, questo si traduce nel prolungamento di una fase di credito caro, con riflessi diretti sul costo dei finanziamenti e l’accesso ai mutui.
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