Dopo due anni dalla sua presentazione il nipote di Mattei diffida il governo sull’uso del cognome di famiglia per il piano in Africa e rivendica i beni del nonno.
“Lo scorso 27 marzo Giorgia Meloni ha trovato sull’indirizzo di posta elettronica della presidenza del Consiglio una mail, inviata via Pec: “Diffida all’utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto Piano Mattei”.
Una strano attacco, dopo tre anni di governo e a due dall’avvio del Piano strategico, quello deciso da Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi del fondatore del Cane a sei zampe.
La citazione utilizzata dal governo nasce infatti per onorare la memoria del fondatore di Eni che nel 1953, lanciando la sfida alle Sette Sorelle, le principali compagnie petrolifere americane e inglesi che nel Dopoguerra avevano il monopolio mondiale del greggio, firmò accordi con l’Urss e propose ai Paesi produttori del mondo arabo e all’Iran di rompere questo cartello, con una più equa distribuzione dei profitti e in forza di una relazione «paritetica».
Ora, il nipote di Mattei, in contrasto con la politica di governo parla a tutto campo degli equilibri geopolitici e critica il rapporto tra Italia e Usa.
“Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota”, attacca.
In un articolo de La Stampa, si citano anche i beni che i nipoti di Enrico Mattei reclamano da Eni : oggetti, lettere, e diversi quadri del primo Novecento.
Secondo il gruppo milanese però”i beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari dell’ing.Mattei”.
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