I data center sono l’infrastruttura chiave del futuro: la piattaforma su cui poggerà il funzionamento delle intelligenze artificiali, sempre più assetate di capacità computazionale. Il nodo cruciale riguarda però la loro realizzazione: servono investimenti ingenti, una solida capacità finanziaria e, soprattutto, enormi quantità di energia elettrica. Un fabbisogno che rischia di tradursi in costi più elevati per le comunità locali, in particolare per i residenti nelle aree limitrofe agli impianti e che se coperto solo dai colossi tecnologici statunitensi rischia di minare ulteriormente l’indipendenza strategica dell’Unione.
Le big Usa – Amazon, Microsoft, Google, Oracle e Meta – si stanno rincorrendo nella costruzione di enormi centrali energetiche in Virginia, Texas e California e – recentemente – anche nel Midwest. E in Europa? Anche nel Vecchio Continente le stesse aziende statunitensi hanno le loro mire. Lo ha confermato a Moneta anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha raccontato come in Lombardia stia nascendo rapidamente il principale laboratorio italiano di questa espansione. «Stiamo procedendo abbastanza velocemente», ha osservato il ministro. Uno dei principali ostacoli iniziali è quello legato agli interessi del consumatore: i data center sono infatti infrastrutture ad altissima intensità energetica, grandi produttori di calore e forti utilizzatori di risorse idriche. Un nodo che, riferisce il ministro «è stato risolto sul piano normativo, consentendo l’autorizzazione di diversi nuovi impianti, anche di grandi dimensioni».
L’effetto a catena più spinoso del boom dell’intelligenza artificiale è infatti che i data center, assetati di energia, fanno schizzare alle stelle i costi dell’elettricità, costringendo le famiglie a pagare per l’economia digitale. Un’analisi di Bloomberg rileva che negli Stati Uniti, nelle aree vicine ai grandi data center, il costo dell’elettricità può essere fino al 267% più alto in un mese rispetto a cinque anni fa.
Il motivo è che circa due terzi dell’energia passa attraverso reti elettriche statali o regionali. Qui il prezzo viene stabilito e poi trasferito nelle bollette di famiglie e imprese, insieme ai costi di manutenzione e sviluppo della rete. Gli aumenti non colpiscono solo chi vive vicino ai data center: possono riguardare anche chi è più lontano, perché tutti dipendono dalla stessa rete elettrica.
In ogni caso, queste nuove cattedrali dell’energia sono le infrastrutture strategiche dei prossimi decenni. E Milano è al centro di un ecosistema che attrae soprattutto grandi gruppi statunitensi «ma non esclusivamente, ci sono anche alcuni attori europei e italiani», racconta il ministro.
In Italia gli investimenti complessivi hanno raggiunto circa 7 miliardi di euro e il 70% si concentra proprio nell’area del capoluogo lombardo (dati del Politecnico di Milano e Engie e Key to Energy). Ad esempio, recentemente Scaleway, società europea di servizi cloud controllata da Iliad, ha annunciato l’apertura di una nuova cloud region con tre data center tra Milano, Basiglio e Settimo Milanese. Nel febbraio di quest’anno anche la francese Mistrai Ai ha annunciato un investimento di 1,2 miliardi di euro in Svezia per la creazione di un Data Center Europe, con la prima struttura prevista per l’inizio delle operazioni nel 2027.
Ma a guidare davvero il settore restano le grandi aziende americane come Amazon, Microsoft e Google, insieme a fondi infrastrutturali che hanno investito moltissimo in Europa. Tra il 2026 e il 2028 il volume complessivo degli investimenti potrebbe superare i 110 miliardi di euro. I principali poli strategici europei si concentrano a Londra, Francoforte, Amsterdam, Parigi e Dublino. Germania e Regno Unito guidano per numero di impianti.
Il rischio è che da questa dinamica derivi una nuova forma di dipendenza strutturale: infrastrutture critiche europee sviluppate e controllate in larga parte da attori extra Ue. Microsoft, ad esempio, nell’ottobre 2024 ha previsto un investimento da 4,3 miliardi di euro in due anni per espandere la propria infrastruttura cloud e di intelligenza artificiale. Amazon Web Services ha annunciato un investimento di oltre 2 miliardi di euro entro il 2029 per finanziare una cloud region diffusa nel territorio milanese che, entro un paio di anni, creerà 1.155 posti di lavoro a tempo pieno all’anno.
Nel giro di un anno, ha aggiunto il ministro, entreranno in funzione diverse nuove infrastrutture «non tutte di scala gigantesca» ma collocate in modo strategico «lungo l’asse infrastrutturale gestito da Terna». Dietro questa crescita si muove una platea ampia: circa un centinaio di operatori impegnati nello sviluppo di nuovi data center.
Tra il 2023 e il 2025 i consumi energetici legati ai data center sono cresciuti a un ritmo medio annuo del 23%, trainati soprattutto dall’espansione dell’intelligenza artificiale.
In Europa la crescita si è attestata su livelli più contenuti – intorno all’11% – ma accompagnata da grossi investimenti. A livello globale, la domanda energetica dei data center potrebbe crescere del 30% annuo nei prossimi anni. In Europa l’incremento stimato è del 16%, mentre in Italia si prevede fino a una possibile quadruplicazione dei consumi entro il 2030. Gli investimenti attesi tra il 2026 e il 2028 nel nostro Paese sono ingenti: parliamo di circa 25 miliardi.
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