La valuta nazionale iraniana, Il rial, continua a scendere e aggiorna i minimi storici sul mercato informale. Secondo i principali siti di monitoraggio valutario, tra cui Bonbast e AlanChand, un dollaro viene scambiato a circa 1,80 milioni di rial, mentre l’euro supera i 2,10 milioni. Solo due mesi fa, prima dell’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele, il cambio si attestava intorno a 1,70 milioni per il dollaro e 2 milioni per l’euro. La perdita di valore è quindi rapida ma non improvvisa: si inserisce in una traiettoria di lungo periodo già segnata da inflazione elevata e isolamento finanziario.
Il dato più rilevante è che si tratta del tasso informale, quello effettivamente utilizzato da famiglie e imprese. In Iran convivono più cambi ufficiali, ma è il mercato nero a determinare il prezzo reale della valuta e, di conseguenza, il costo delle importazioni. Il deprezzamento del rial si traduce quindi in un aumento immediato dei prezzi di beni essenziali, dai prodotti alimentari ai farmaci.
Alla base della nuova accelerazione ci sono fattori geopolitici ed economici. Il conflitto in corso e il blocco dei traffici marittimi hanno ridotto l’afflusso di valuta estera, in particolare i proventi legati all’export petrolifero. Le sanzioni statunitensi limitano l’accesso dell’Iran ai mercati finanziari internazionali e rendono difficile stabilizzare il cambio. Con meno dollari disponibili, la domanda interna si concentra sulla valuta americana, spingendone ulteriormente il prezzo. A questo si aggiunge una dinamica interna consolidata. L’inflazione, stabilmente sopra il 40%, erode il potere d’acquisto e alimenta la sfiducia nella moneta nazionale. In assenza di strumenti di copertura, cittadini e imprese cercano rifugio nel dollaro o nell’oro, accelerando la svalutazione. Il meccanismo è circolare: più il rial perde valore, più cresce la domanda di valuta estera.
Il passaggio da 1,70 a 1,80 milioni di rial per dollaro in poche settimane segnala un sistema sotto pressione, ma non ancora fuori controllo. La traiettoria dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità di Teheran di garantire flussi minimi di valuta pregiata. Senza un allentamento delle tensioni o delle sanzioni, il rischio è una nuova spirale inflattiva con effetti diretti sulla stabilità economica e sociale del Paese.
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