Cambia il panorama dell’e-commerce italiano: le micro imprese si fanno largo, perdono terreno i giganti e per la prima volta cala il numero complessivo, anche se chi rimane diventa più solido. A scattare la fotofrafia è l’Osservatorio sui siti e-commerce italiani di Netcomm, il consorzio del commercio digitale in Italia, in collaborazione con Cribis.
In Italia l’e-commerce si conferma un comparto vitale ma sempre più selettivo: nel 2026 sono entrate nel panorama digitale 21.717 nuove aziende (di cui quasi 12.000 nuove società di capitale), ma nello stesso periodo 23.211 realtà attive nel 2025 non sono più presenti. L’analisi fotografa un totale di 87.000 aziende italiane attive nell’e-commerce, -4,4% rispetto al 2025. Di queste, oltre il 90% sono micro e piccole imprese. I settori più inclini alla digitalizzazione sono cosmetica (35,3%), giocattoli (33,5%) ed editoria (24,7%).
Nuovi equilibri
Il forte turnover del mercato – 21.717 nuovi ingressi a fronte di 23.211 uscite – è un segnale di evoluzione. Le società di capitale con e-commerce sono 47.000, pari al 54% del totale, ma generano il 96,1% del fatturato complessivo: un dato che evidenzia come il mercato si stia progressivamente concentrando attorno a operatori più strutturati e capaci di sostenere modelli di business digitali nel lungo periodo.
Le micro imprese crescono del 37,7%, mentre le grandi registrano un calo del 14,3%. L’e-commerce italiano si conferma così un ecosistema capillare e frammentato, con il 68,4% del tessuto composto da micro imprese e il 23% da piccole.
I settori che tirano di più
A livello settoriale, il mercato mostra dinamiche opposte. Crescono i comparti dell’arredamento (+6,5%), della cosmetica (+5,9%) e dei giocattoli (+4,5%), mentre registrano cali marcati il turismo (-29,7%), il ticketing (-21,2%) e l’editoria (-11,9%). Moda e food & beverage restano i settori più rappresentati in valore assoluto, rispettivamente con 5.728 e 4.712 Società di capitale attive nell’e-commerce.
In un confronto europeo, in Italia il numero di aziende con e-commerce e la percentuale sul totale aziende (1,3%, che sale a 2,6% per le società di capitali) è simile alla Germania – che conta 89.000 aziende con e-commerce – ma inferiori ai Paesi best player (2,1% in Svizzera).
Cresce la competizione
La riduzione del numero di imprese è sintomatica di uno spostamento del mercato verso paradigmi più sostenibili e competitivi. Le aziende attive mostrano infatti una solidità finanziaria superiore: nel 2024, il 77,7% delle società di capitale con e-commerce ha registrato un utile di esercizio, contro il 74,2% della media delle società di capitale. L’analisi evidenzia inoltre una rischiosità commerciale inferiore: solo il 17,2% delle società di capitale con e-commerce presenta una rischiosità elevata, a fronte del 30,1% registrato mediamente dalle società di capitale che non vendono online.
Il dato più eclatante emerge però dal confronto tra modelli di business: il 63,9% delle Società di Capitale con e-commerce raggiunge un livello di Digital Attitude elevato, contro appena il 7,0% delle Società di Capitale che non operano online: un divario che conferma come la presenza nel commercio digitale sia ormai un indicatore strutturale di innovazione e solidità aziendale.
Anche sul fronte dell’innovazione, il livello si attesta su standard medio-alti, con un picco nel settore dell’elettronica, dove il 47,8% delle imprese mostra una spiccata propensione tecnologica. Tuttavia, la sfida resta aperta sul fronte dell’internazionalizzazione: il 55% del campione totale presenta ancora un livello di proiezione estera basso o medio-basso
In questo scenario, l’elettronica si conferma ancora una volta il comparto più dinamico e orientato ai mercati globali, vantando un tasso di internazionalizzazione alto nel 55,3% dei casi.
Leadership nel Mezzogiorno
In Italia, il 2,6% del totale delle società di capitali ha implementato un canale e-commerce, con una distribuzione geografica che vede in testa il Sud (31,5%), seguito dal Nord-Ovest (25,8%) e dal Centro (23,2%).
A livello provinciale, i principali hub del commercio digitale si confermano Milano (9,4%), Roma (9,3%) e Napoli (6,7%). Sotto il profilo dimensionale, il tessuto è composto prevalentemente da micro imprese (68,4%) e piccole (23%).
L’anzianità aziendale si attesta tra i 6 e i 25 anni: rispetto al 2025 si osserva un innalzamento dell’età media, segnale di una consolidata maturità del comparto e di una stabilizzazione delle imprese che operano nel digitale.
Il peso dei social media
Sul fronte della comunicazione, i social media sono ormai un elemento imprescindibile: l’83,4% delle aziende con e-commerce è presente su almeno una piattaforma, in crescita rispetto all’82,7% dell’anno precedente. Sebbene Facebook resti tra i più utilizzati (pur perdendo circa 2 punti percentuali), si registra il boom di Instagram, che passa dal 69,6% al 73,8%.
L’Osservatorio evidenzia infine una forte specializzazione strategica: YouTube è il canale privilegiato per l’elettronica, Pinterest domina nell’arredamento e X si conferma il punto di riferimento per l’editoria.
I pagamenti
Un dato di rilievo riguarda l’ascesa delle soluzioni Buy Now Pay Later: nelle configurazioni con oltre quattro metodi di pagamento si segnala la forte crescita di Klarna. Analizzando la dimensione aziendale, PayPal domina tra le Micro e Piccole imprese, mentre le Grandi aziende puntano maggiormente su carta di credito/debito e Pagamento alla consegna. Klarna trova la sua maggiore diffusione proprio tra le micro imprese.
Fase di maturità selettiva
“I dati dell’Osservatorio Netcomm in collaborazione con Cribis evidenziano un passaggio chiave: l’e-commerce italiano entra in una fase di maturità selettiva, in cui non conta più solo la crescita del numero di operatori, ma la sostenibilità dei modelli di business”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Il saldo negativo di circa 4.000 società di capitale e la contrazione nei numeri registrata rispetto al 2025 mostrano chiaramente che il mercato sta evolvendo verso modelli di business più complessi e paradigmi differenti. Oggi non basta essere online: è necessario sviluppare competenze, efficienza operativa e capacità di investimento per competere in un contesto sempre più complesso, dove il valore si costruisce nel tempo attraverso relazione, fiducia e integrazione tra canali.”
Pmi vitali
Marco Preti, Amministratore Delegato di Cribis, aggiunge: “I dati dell’Osservatorio evidenziano la straordinaria vitalità delle micro e piccole imprese italiane che, in uno scenario in costante evoluzione, rappresentano il 90% del totale di aziende che sono oggi dotate di un e-commerce. A livello settoriale, è il manifatturiero a mostrare i trend di crescita più interessanti e, nello specifico, i comparti dell’arredamento, della cosmetica e dei giocattoli. Ma i dati mostrano anche un mercato sempre più competitivo e polarizzato, con un calo nel numero complessivo di quelle che hanno un canale di vendita online rispetto allo scorso anno. Per restare sul mercato, e cogliere le opportunità offerte dagli spazi virtuali, è dunque necessario rafforzare ulteriormente gli investimenti in persone e tecnologie ed ottimizzare l’attività di tutta la rete di vendita. Sia quella digitale che, dove presente, quella fisica.
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