Dal Dubai Chocolate alle uova di Pasqua, fino alle colombe ripiene, la moda del pistacchio regna ormai indiscussa tra gli amanti del dolce. Tanto che esiste addirittura una giornata dedicata a questa apprezzata materia prima: il Pistacchio Day, celebrato il 26 febbraio. L’amore per questo alimento, però, potrebbe presto scontrarsi con gli effetti di lungo periodo del conflitto in Medio Oriente, che ne minano l’approvvigionamento.
Secondo Mordor Intelligence, il mercato globale del pistacchio è destinato a raggiungere un valore di 7,02 miliardi di dollari entro il 2031; oggi vale circa 5,49 miliardi. La febbre da pistacchio impazza in tutto il mondo: dal Nord America, primo mercato per valore, all’Asia-Pacifico, dove la domanda è in forte crescita. L’Europa continua a espandersi, con Paesi come Grecia, Spagna e Italia che aumentano le piantagioni per ridurre la dipendenza dalle importazioni.
C’è però un problema: l’Iran esporta circa il 27% dei pistacchi a livello globale ed è il secondo produttore dopo gli Stati Uniti. In un mercato fortemente concentrato, il blocco delle esportazioni iraniane da inizio marzo rischia di dirottare la domanda verso il prodotto statunitense, già molto richiesto in un contesto di consumi strutturalmente in crescita, osserva un’analisi di Areté. «Le esportazioni dagli Stati Uniti dall’inizio della campagna 2025/26 (settembre 2025–marzo 2026) hanno superato le 276 mila tonnellate (+28% su base annua), toccando livelli inferiori solo al record del 2023/24, trainate soprattutto da una domanda europea senza precedenti».
In un mercato già sostenuto da una domanda elevata – con scorte in riduzione nonostante il raccolto record statunitense del 2025/26 – i rischi sull’offerta legati al conflitto hanno alimentato nuove pressioni rialziste. “I prezzi del pistacchio in guscio statunitense, consegnato in Europa, hanno così raggiunto i livelli più alti dal 2018”.
Le criticità non si fermano qui. La disponibilità idrica resta una sfida centrale per i coltivatori nelle principali aree di produzione. In California, le allocazioni idriche statali oscillano in modo significativo, aumentando la dipendenza dalle falde acquifere, oggi soggette a regolamentazioni più stringenti. In Iran, il progressivo esaurimento delle falde ha ridotto la superficie coltivabile, creando incertezza nelle province chiave.
Sebbene l’Australia offra un contributo controstagionale, i volumi restano limitati rispetto ai fornitori tradizionali. L’instabilità delle risorse idriche aumenta i costi di produzione e rende più complessa la pianificazione di lungo periodo: una variabile destinata a pesare sulle decisioni di investimento e sulla stabilità futura dell’approvvigionamento globale di pistacchi.
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