Consulti il menù, ascolti le proposte del cuoco o dello chef, poi, di colpo, ti sparano: «La pasta è Senatore Cappelli». Chi sarà mai costui? Un produttore di spaghetti e mezze maniche? Un illustre esponente di partito seduto negli scranni più importanti però occupato a sfornare non leggi ma pastasciutta? Ma va, tutto ebbe inizio nell’altro secolo quando Nazareno Strampelli, genetista e agronomo, definito il vero precursore della “linea verde”, realizzò un numero vario di frumento che venne esportato in Messico, Strampelli che era anche un politico e senatore, decide di dedicare, nel 1915, una di queste cultivar di grano duro al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, anch’egli senatore del Regno.
Tenute in Puglia
Cappelli era proprietario di diverse tenute in Puglia e aveva messo a disposizione, degli “esperimenti” del collega senatore, alcuni appezzamenti oltre a laboratori all’interno delle masserie da lui possedute. Cappelli, laureato in legge, fu anche addetto onorario all’ambasciata di Londra, quindi a quella di Vienna, quindi come segretario operò nell’ambasciata di Berlino.
La pasta Senatore Cappelli
Siamo sul finire dell’Ottocento ma Raffaelle Cappelli, per dieci legislature venne eletto alla Camera dei deputati, la sua fama diplomatica lo rese tra i protagonisti del trattato della Triplice Alleanza nel 1882, il suo attivismo politico si manifestò con una chiara opposizione all’entrata in guerra, al termine del conflitto fu nominato senatore. Uomo di pensiero e di azione fu presidente della società degli agricoltori italiani e poi della società geografica e dell’istituto internazionale di agricoltura. Ecco, dunque, spiegato il motivo per il quale il suo collega di senato, Strampelli, decise di dedicargli la cultivar più preziosa, la stessa che, un secolo dopo, appare nei menù e sulle confezioni di pasta.
Il riso
L’importanza del cognome e del marchio di origine hanno un valore profondo nella cucina, se non ordinate bucatini e penne potete optare per il riso e qui spunta, ad esempio, il Rosa Marchetti che ha una storia romantica e soave. Infatti Domenico Marchetti, vercellese di Arborio, proprietario terriero, riuscì a produrre nel 1972, oltre al riso che porta il nome del comune di origine, una cultivar di riso italiano, un chicco completamente trasparente che, cotto, cambia colore diventando grigio perlato, raddoppiando le proprie dimensioni.
Ma perché Rosa? Domenico Marchetti, passeggiando lungo una delle sue risaie, vide che alcune pannocchie erano differenti, nel colore, dalle altre, intuì che quello sarebbe stato un prodotto pregiato e scelse di onorarlo con il nome della moglie, Rosa, dunque Rosa Marchetti.
Pere e fragole
Potrei proseguire con le pere Williams, le ciliegie Ferrovia, la mela Granny Smith, la fragola Charlotte, la prugna Regina Vittoria, il pomodoro Pachino, l’insalata Lollo (Gina, per i capelli ricci). Ma, al di là dell’onomastica, il settore agroalimentare ha un valore strategico per l’economia nazionale pari al 19% del Pil. Numeri che si portano appresso il romanzo e la storia di marchi e prodotti ormai internazionali.
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