L’illustre paziente può avere anche quattro o cinquecento anni. Ma poco cambia: l’approccio clinico resta invariato e doverosamente minuzioso. Si comincia dallo screening, poi arriva la diagnosi, seguita in genere da un intervento chirurgico di massima precisione. Il bisturi non incide la carne, ma lavora su un organismo altrettanto vivo e segnato dalle stratificazioni del tempo. Ovviamente non si tratta di un’operazione lampo, perché il trattamento può durare settimane o addirittura mesi. Se tutto va come deve andare, il risultato è una restituzione di identità. Un restauro ben fatto consente infatti alle grandi opere pittoriche o di antiquariato di tornare al loro originario splendore, senza compromissioni della materia. E senza alterazioni al tocco dell’artista. È un lavoro di raffinata competenza, che contribuisce a tutelare e in alcuni casi persino ad accrescere il valore dell’oggetto.
«Il restauro, se condotto da professionisti, dà un plusvalore culturale ed economico all’opera, in quanto ne garantisce il futuro. Attualmente, l’operatore qualificato ha a disposizione non solo la diagnostica preliminare ma anche una profonda conoscenza scientifica che gli permette di scegliere i prodotti e le soluzioni tecniche meno invasive, studiate su misura», spiega a Moneta Daniela Campagnola, restauratrice d’esperienza nel cui laboratorio di Verona vengono rimessi in sesto veri e propri capolavori dell’arte e dell’arredo antico. Si stima che in Italia ci siano circa 42mila piccole imprese del settore, di cui l’80% con meno di dieci addetti. Al netto delle battute d’arresto accusate dal mercato dell’antiquariato, negli ultimi anni queste realtà artigianali hanno mostrato una sostanziale tenuta, grazie anche a un collezionismo sempre più consapevole e orientato alla conservazione.
Strumentazioni
Oggi, peraltro, i restauri sono sempre meno invasivi e supportati da strumentazioni a raggi ultravioletti e infrarossi che permettono, ad esempio, di rintracciare la presenza di vernici ossidate, di osservare il disegno originale dell’artista o persino di scovarne la firma nascosta. Attraverso speciali microscopi digitali si può inoltre vedere la materia nelle sue parti più recondite. «Così, senza nemmeno toccare l’opera, riusciamo a scoprire anche i falsi. Con un puntatore che emette raggi X possiamo anche catalogare i vari minerali presenti nei pigmenti, in base ai quali si possono fare datazioni più precise», prosegue l’esperta.

L’impiego congiunto queste tecnologie fornisce un’istantanea sullo stato di salute del pezzo da collezione. E poi si procede con l’intervento. Il preventivo delle spese varia ovviamente in base alla tipologia del trattamento e alle dimensioni dell’oggetto. «Il tariffario di un restauratore si aggira in media tra 50 e 60 euro l’ora, per la delicata pulitura di un dipinto si può arrivare anche a 70. Se non sono presenti particolari problematiche, il prezzo in genere parte da 500 euro». Per beni di dimensioni medio-grandi si sale attorno a 5mila euro, mentre per le opere dal valore museale o per le pale d’altare si arriva a spese da decine di migliaia di euro.
Sorprese
«Per il committente è un investimento, perché con il restauro professionale il bene artistico acquisisce nuovo vigore e si rivaluta. E non mancano le sorprese: è capitato infatti che dipinti acquistati come opere ottocentesche risultassero, dopo la pulitura, ben più antichi. Proprio in questi giorni abbiamo tra le mani un’opera che, grazie al nostro lavoro, si è rivelata di datazione ben più arretrata. Il suo valore aumenterà di molti zeri», racconta Campagnola. E ancora: «Nell’ottica della valorizzazione, i pezzi che danno maggiori soddisfazioni sono quelli realizzati tra il Cinquecento e il Settecento. A lavoro finito, si nota infatti come i colori, i materiali e le finiture tornino all’antico splendore». In questi casi, gli approcci al tema sono sostanzialmente due: puristi e case d’asta mostrano spesso una certa diffidenza verso certi tipi di intervento, mentre proprietari e collezionisti ne evidenziano soprattutto il valore conservativo e l’impatto economico.
«Per andare sul sicuro è necessario affidarsi a professionisti iscritti alle liste ministeriali e di comprovata esperienza. Poi bisogna aver cura della conservazione, spesso poco oculata», annota l’esperta. Il consiglio esclusivo per collezionisti e appassionati è quello di sottoporre i pezzi di maggiore pregio a piccole manutenzioni, almeno ogni cinque anni. Un check up utile a mantenere intatto il valore nel tempo.

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