Dalle sponde della Biennale veneziana agli assolati vigneti delle colline agrigentine dove si accinge, a giorni, a inaugurare la sua opera d’arte ambientale per la 20° edizione di Viaggio in Sicilia, il progetto di Planeta Cultura che alla Tenuta Planeta dell’Ulmo invita con cadenza biennale artisti a confrontarsi con il paesaggio e la storia della Trinacria. Lei è Monira Al Qadiri, artista kuwaitiana formatasi in Giappone e oggi basata a Berlino, una carriera che l’ha vista esporre alle biennali internazionali in Europa (Venezia 2022), Medio Oriente e Stati Uniti. Il progetto, punta di diamante della love story che negli ultimi anni sta legando sempre più a doppio filo l’industria del vino agli artisti (non solo in Italia, basti pensare al caso della francese Ruinart), stavolta assume un valore ancor più simbolico sposandosi al calendario di eventi di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.
Il 23 maggio l’artista selezionata dai curatori Valentina Bruschi, Beatrice Merz e Vito Planeta svelerà la sua opera site specific intitolata Geologie del tempo – Geologies of Time, ideata dalla residenza d’artista svoltasi nell’ottobre 2025, dopo aver osservato paesaggi, siti archeologici, musei scientifici e territori reconditi. L’imminente inaugurazione segue vent’anni di progetti di dialogo tra vino e arte che nel paesaggio, nella tenuta e finanche nella Val di Noto hanno già visto operare artisti come Claire Fontaine, Petra Feriancová, Ignazio Mortellaro, Emiliano Maggi, Giuseppe Buzzotta e Pietro Ruffo. L’intero progetto è entrato nella short list dei 22 progetti finalisti del Premio Cultura+Impresa 2025-2026, che verrà assegnato il 2 luglio a Milano. «Tutto nacque dall’intuizione che la viticoltura potesse diventare un potente strumento narrativo, capace di valorizzare e raccontare la Sicilia», dice il co-curator VitoPlaneta.
Quello di Planeta non è un caso isolato. Da Cantine Pasqua nel veronese a Ca’ del Bosco in Franciacorta, da Antinori in Toscana a Masciarelli in Abruzzo, da Castello di Ama nel Chianti ai Feudi di San Gregorio in Irpinia, i big del vino da tempo investono in opere site-specific, architetture d’autore, residenze artistiche, collezioni permanenti, festival, premi. Obbiettivo: trasformare la cantina in un luogo culturale. Il progetto che negli ultimi mesi ha sistematizzato questo ecosistema è MetodoContemporaneo, osservatorio promosso dall’Università di Verona che ha censito oltre 60 realtà vitivinicole italiane dove arte contemporanea, paesaggio e vino dialogano.
A quali fattori si deve questo trend? Come già detto, non si tratta soltanto di estetica o di operazioni d’immagine, dietro esiste una strategia economica. Oggi una cantina non vende più soltanto una bottiglia, ma mette a disposizione un’esperienza, un’identità, un immaginario. In un mercato globale sempre più competitivo, la differenza si gioca spesso sul terreno della narrazione e del valore simbolico. È la ragione per cui molte realtà del vino hanno trasformato le proprie sedi in opere architettoniche iconiche, altre hanno creato parchi di sculture, collezioni d’arte contemporanea o etichette firmate da grandi artisti. Come nel caso di Marchesi Antinori, che nel Chianti ha realizzato una cantina diventata meta di turismo internazionale, oppure di Tenuta Castelbuono, celebre per il Carapace progettato da Arnaldo Pomodoro. In Château Mouton Rothschild, invece, l’arte entra nel prodotto: ogni annata viene associata a un’etichetta creata da artisti di fama mondiale. L’arte contribuisce a costruire questo universo simbolico, aumentando il valore percepito del brand e permettendo alle aziende di posizionarsi in una fascia premium.
Ma c’è un altro aspetto fondamentale: il turismo, dal momento che sempre più cantine si sono trasformate in vere destinazioni culturali. Architetture d’autore, mostre, installazioni e percorsi artistici attirano visitatori da tutto il mondo, generando un indotto fatto di degustazioni, ospitalità, eventi e vendita diretta. Emblematico è il caso del Castello di Ama a Gaiole in Chianti, che ha trasformato la cantina in meta internazionale di turismo di fascia alta grazie alla commissione di opere permanenti integrate nella tenuta e del borgo: ci hanno lavorato artistar come Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren. In questo modo il progetto culturale si trasforma in uno strumento di marketing e relazioni pubbliche, capace di aumentare la visibilità e la riconoscibilità internazionale del brand.
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