La stagione delle trimestrali è in pieno svolgimento. Sono molte le quotate che hanno già provveduto a sottoporre ai cda i conti del primo trimestre. Sono però altrettanto numerose quelle che devono ancora procedere. Tanto che per ora un primo consuntivo è possibile ma risulta largamente incompleto. Nel corso di maggio anche le “ritardatarie” dovranno mettersi in regola. Nelle prime due settimane del mese sono state approvate le trimestrali di alcune blue chips di Piazza Affari, da Iveco a Mediobanca, da Pirelli a Terna a Intesa Sanpaolo. Si tratta di un campione relativamente incompleto e non tale da permettere conclusioni definitive, ma da una primissima analisi si preannuncia un bilancio che presenta qualche ombra ma è complessivamente positivo. Di seguito il dettaglio relativo ad alcune delle principali quotate che hanno già approvato i consuntivi parziali.
Iveco
La società torinese, specializzata in veicoli industriali e sistemi di trasmissione, ha chiuso il primo trimestre 2026 in rosso, con una perdita netta adjusted di 74 milioni di euro (rispetto all’utile di 60 milioni registrato nello stesso periodo 2025), con ricavi in lievissima crescita a 2,83 miliardi di euro, trainati dal settore bus, ma penalizzati dai minori volumi degli autocarri destinati al Sud America e dall’aumento dei costi di produzione. Il titolo vale intorno ai 14 euro, con una performance positiva da un anno a questa parte del 34,7%. Per quanto riguarda gli analisti, Equita Sim ha confermato lo scorso 4 maggio la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio) riducendo però a 14,1 euro il target price rispetto ai precedenti 19,2 euro. In precedenza (ma bisogna risalire al 12 novembre 2025) Intesa Sanpaolo aveva migliorato sia il giudizio (portandolo a «neutral»), sia l’obiettivo di prezzo, fissato a 19,9 euro.
Mediobanca
La merchant bank controllata dal gruppo Monte Paschi ha chiuso i conti al 31 marzo 2026 con un risultato operativo lordo pari a 552 milioni di euro (+14% sul trimestre precedente e del 4% anno su anno) e un utile netto di 322,7 milioni, in lieve calo (-3,4% in ragione d’anno) dovuto esclusivamente, come spiegano gli amministratori, all’aumento della tassazione e all’incidenza di «componenti non ricorrenti». I ricavi sono invece cresciuti a 938,6 milioni (+5% nel trimestre e +3% anno su anno).
Significativa la riduzione dei costi (-6,2% trimestre su trimestre) e del cost/income (rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione) che è sceso al 41% (-5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). Quanto ai più recenti giudizi degli analisti, lo scorso 12 marzo Intesa Sanpaolo aveva emesso la raccomandazione «buy» (comprare) e indicato a 22,5 euro il target price. Alla stessa data Equita Sim aveva confermato la valutazione «hold» (mantenere in portafoglio), con obiettivo di prezzo di 25,7 euro.
Pirelli
Il gruppo che produce pneumatici ha chiuso il trimestre con ricavi per circa 1,74 miliardi di euro, in diminuzione dell’1,2% rispetto agli 1,76 miliardi dei primi tre mesi dell’anno precedente. Al netto dell’effetto cambi, la crescita organica dei ricavi, informa una nota, è stata tuttavia pari al 3,5%. In aumento, invece, il margine operativo lordo adjusted, cresciuto da 399 milioni a 404,4 milioni di euro (+1,4%). La società ha terminato il primo trimestre del 2026 con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 143,7 milioni di euro, rispetto ai 118,8 milioni di euro contabilizzati nei primi tre mesi dell’anno precedente. «Questi risultati – ha commentato il vice presidente esecutivo Marco Tronchetti Provera nel corso della call con gli analisti – confermano la resilienza del nostro modello di business in un contesto particolarmente sfidante». Lo scorso 20 aprile gli analisti di Intesa Sanpaolo avevano intanto confermato la raccomandazione «buy», ritoccando però al ribasso (a 7 euro) l’obiettivo di prezzo. Identico il giudizio di Bank of America emesso il 16 aprile, accompagnato però da un target price leggermente più alto, pari a 7,5 euro.
Terna
Il consiglio d’amministrazione di Terna, riunitosi martedì 12 maggio, ha esaminato e approvato i risultati al 31 marzo 2026 del gruppo. La società opera nelle reti di trasmissione dell’energia elettrica ed è quotata a Piazza Affari (fa parte dell’indice Ftse Mib di Borsa Italiana). Attraverso la società operativa Terna Rete Italia gestisce la rete di trasmissione nazionale italiana con 75.236 chilometri di linee elettriche in alta tensione. I ricavi del primo trimestre del 2026, pari a 988,7 milioni di euro, registrano un aumento di 86,9 milioni di euro (+9,6%) rispetto al corrispondente periodo del 2025. L’ebitda (margine operativo lordo) del periodo si attesta a 697,6 milioni di euro, in crescita di 45,6 milioni di euro rispetto ai 652 milioni di euro dei primi tre mesi del 2025 (+7%), grazie al miglioramento della redditività sia delle attività regolate sia di quelle non regolate. L’utile netto di gruppo del periodo è stato pari a 276,5 milioni di euro, in crescita di 1,2 milioni di euro (+0,4%) rispetto ai 275,3 milioni di euro del primo trimestre del 2025. Gli investimenti complessivi effettuati dal gruppo nel periodo sono pari a 511,4 milioni di euro, rispetto ai 562,1 milioni di euro del corrispondente periodo del 2025. Cauti gli analisti sul titolo. Lo scorso 30 aprile Intesa Sanpaolo aveva confermato il giudizio «neutral» e alzato il target price a 10,2 euro, lo stesso livello indicato il 24 aprile da Barclays, mentre, tornando indietro nel tempo, il 27 marzo Ubs lo aveva fissato a 9,5 euro.
Intesa Sanpaolo
L’istituto di credito, nato il 1º gennaio 2007 dalla fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi, ha la sede legale e amministrativa a Torino e una sede secondaria a Milano. Con circa 90 mila dipendenti e 4.400 filiali, è il maggiore gruppo bancario in Italia (dove gestisce 11,9 milioni di clienti) e uno dei principali in Europa. Nei giorni scorsi Intesa Sanpaolo ha comunicato i risultati del primo trimestre 2026, che si è chiuso con profitti per 2,76 miliardi (+6% rispetto allo stesso periodo del passato esercizio). «Abbiamo messo a segno il nostro miglior trimestre di sempre – ha detto nell’occasione il ceo Carlo Messina – Per il 2026 confermiamo l’obiettivo di circa 10 miliardi di euro di utile, in linea con la progressione prevista dall’avanzamento del piano». Non è nostro costume, ha proseguito, «cambiare gli obiettivi nel primo trimestre. Con una delle remunerazioni per gli azionisti più elevate nel panorama bancario europeo, quest’anno restituiremo circa 9,4 miliardi di euro agli azionisti, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l’atteso interim dividend di novembre». Lunedì 11 maggio il titolo è stato oggetto di una raffica di raccomandazioni. Equita Sim ha confermato il «buy» e alzato il target price a 7,4 euro. Da parte sua Oddo Bhf ha ribadito il giudizio «outperform» e indicato un prezzo obiettivo di 7 euro. Seguono alla stessa data Barclays, Ubs e Morgan Stanley, rispettivamente con le raccomandazioni «overweight» (sovrappesare in portafoglio), «buy» (acquistare) e «equalweight» (pesare correttamente) accompagnate dai prezzi obiettivo di 6,9 e 6,75 euro nei primi due casi (confermati) e 6,6 euro nel terzo (in diminuzione rispetto al precedente giudizio).
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