Antonio Patuelli guiderà ancora per due anni l’Associazione bancaria italiana. Il comitato esecutivo dell’Abi, riunito a Milano al gran completo, ha indicato all’unanimità il presidente uscente per un nuovo mandato, che sarà formalizzato nell’assemblea di luglio insieme al rinnovo degli altri organi associativi. Una scelta nel segno della continuità e della stabilità, maturata in un clima di forte coesione tra le diverse anime del sistema bancario italiano.
A sottolinearlo è stato Camillo Venesio, vicepresidente dell’Abi e amministratore delegato di Banca del Piemonte, che ha parlato di “grande prova di unità del mondo bancario italiano”, evidenziando come l’indicazione su Patuelli sia arrivata con il consenso compatto di grandi gruppi, banche popolari, Bcc e istituti di dimensione territoriale.
Per il banchiere ravennate, in carica dal 2013, si tratterà dell’ultimo mandato. Una precisazione voluta dallo stesso Patuelli, che avrebbe espresso chiaramente l’intenzione di chiudere il proprio lungo ciclo alla guida dell’associazione al termine del prossimo biennio. Un passaggio che conferma il profilo istituzionale e la visione di servizio che hanno caratterizzato la sua presidenza negli ultimi dodici anni, attraversando alcune delle fasi più delicate per il credito italiano: dalla lunga stagione dei crediti deteriorati alla pandemia, fino alla stretta monetaria della Bce e alle recenti tensioni geopolitiche.
Classe 1951, liberale di formazione, Patuelli ha sempre mantenuto uno stile autonomo e fortemente orientato alla difesa della funzione economica e sociale delle banche. Il suo profilo è quello di un banchiere di lungo corso, profondamente radicato nel territorio. È presidente della Cassa di Ravenna, gruppo bancario privato con solide basi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, oltre a una presenza consolidata anche a Roma e Milano.
Negli anni alla guida dell’Abi, Patuelli si è distinto per una linea improntata al dialogo con le istituzioni, alla tutela del risparmio e alla valorizzazione del pluralismo del sistema bancario italiano. Una leadership che ha saputo tenere insieme interessi differenti, contribuendo a preservare compattezza associativa in una fase di profonde trasformazioni del settore, tra consolidamenti, rivoluzione digitale e nuove pressioni regolamentari europee.
Parallelamente, l’associazione guarda già alla fase successiva. Secondo quanto anticipato da Venesio, l’Abi starebbe valutando una revisione statutaria per portare la durata del mandato presidenziale da due a tre anni. Non solo. L’ipotesi allo studio prevede anche un ampliamento della platea dei candidabili alla presidenza, consentendo l’accesso all’esecutivo – e dunque la possibilità di essere eletti – anche ai vertici delle grandi controllate bancarie e non esclusivamente ai numeri uno dei gruppi.
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