Quando si parla dell’uso delle terre rare come arma geopolitica, il pensiero corre subito alla Cina, che usa le restrizioni all’export come arma contro gli Stati Uniti e l’Europa. Ma la realtà è che sono sempre di più i Paesi – anche alleati con l’Occidente – che strumentalizzano le terre rare come strumento di pressione, con una costante crescita degli Stati che impongono dazi e limiti all’export.
Come rivela un report dell’Oecd, le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono aumentate di cinque volte dal 2009. La crescita ha rallentato nel 2024, attestandosi a un tasso annuo dello 0,6%, ma gli ostacoli restano a livelli storicamente elevati.
Il rallentamento, che a una prima lettura potrebbe sembrare una buona notizia, nasconde in realtà un lato oscuro: le nuove restrizioni alle esportazione introdotte nel 2024 sono infatti state adottate da un gruppo di Paesi più diversificato rispetto agli anni precedenti, con una più ampia diffusione di tali misure tra le economie in via di sviluppo ricche di risorse, in particolare in Africa e Asia.
Gli Stati che mettono più vincoli
Nel periodo 2009-2024 India, Cina, Argentina, Vietnam e Burundi si sono classificati tra i primi cinque Paesi per numero di nuove restrizioni all’esportazione, arrivando a rappresentare complessivamente oltre la metà di tutte le misure implementate nel periodo analizzato.
Tuttavia, le restrizioni all’esportazione adottate nel 2024 sono state imposte da un gruppo di Paesi più diversificato. In particolare, il Myanmar ha rappresentato la quota maggiore di nuovi prodotti interessati (21,7%), seguito da Sierra Leone (14,2%) e Nigeria (12,8%). Tra gli altri Paesi più severi ci sono anche Angola, Kazakistan, Kirghizistan, Ruanda e Argentina.
Le materie prime con più restrizioni
Le materie prime più esposte alle restrizioni sono quelle critiche per l’approvvigionamento dell’industria e per lo sviluppo della transizione energetica: circa il 70% delle esportazioni globali di cobalto e manganese è stato soggetto ad almeno una restrizione nel periodo 2022-2024. Livelli elevati di esposizione sono stati osservati anche per la grafite (47%), le terre rare (45%) e lo stagno (41%).
I materiali con maggiori aumenti delle restrizioni all’esportazione nel 2024 includono tantalio, litio, stagno, manganese, nichel, cobalto e diversi metalli minori non ferrosi, tra cui vanadio e niobio. Il tasso di crescita delle restrizioni su niobio, tantalio, vanadio e litio ha superato il 10%.
La quota sull’import di materiali critici
La quota di importazioni di materie prime critiche soggette ad almeno una restrizione è aumentata a livello globale dal 12,4% nel periodo 2009-2011 al 16% nel periodo 2022-2024.
Stanno anche aumentando i divieti di esportazione. Nel 2024, quasi un quarto delle nuove restrizioni introdotte ha assunto la forma di divieti di esportazione, mentre le licenze, che nelle forme più restrittive possono avere effetti simili ai divieti, hanno rappresentato il 38% delle nuove misure.
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