Nelle Considerazioni finali il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta individua nella ripresa degli investimenti la principale discontinuità degli ultimi anni, un cambiamento che ha interessato non solo le costruzioni, ma anche macchinari e beni intangibili, elementi decisivi per la capacità di crescita di medio periodo.
In questo quadro, il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato centrale. Tra il 2021 e il 2025, sottolinea Panetta, “gli interventi del Pnrr hanno superato i 100 miliardi, contribuendo per il 30 per cento all’accumulazione complessiva”. Una massa di risorse senza precedenti recenti che ha agito da acceleratore dell’investimento pubblico e privato.
Un Piano adattato alla complessità dell’attuazione
Il governatore non ignora le difficoltà di implementazione. Le successive revisioni del Piano sono state, nella sua lettura, un adattamento necessario a un programma di tale portata: alcune opere sono state ridimensionate o sostituite, alcuni obiettivi ricalibrati. “Sono aggiustamenti in parte fisiologici per un programma di questa portata”, osserva Panetta, richiamando la natura dinamica di un intervento così esteso e complesso.
Impatto macroeconomico e infrastrutturale
Sul piano economico, gli effetti sono già misurabili. Le spese effettuate hanno sostenuto la domanda e innalzato il livello del prodotto annuale “di quasi 1 punto percentuale, in media, nel quinquennio”. Ma l’impatto non si è limitato alla congiuntura: il Piano ha rafforzato infrastrutture strategiche, digitali, ferroviarie, elettriche e idriche, incidendo direttamente sulla capacità produttiva del Paese.
Effetti sulla pubblica amministrazione
Un altro elemento rilevante riguarda il funzionamento della macchina pubblica. Il Pnrr ha introdotto procedure più orientate agli obiettivi, con semplificazioni e risorse preassegnate, contribuendo a modificare prassi consolidate. Panetta evidenzia come “i contratti finanziati dal Pnrr siano stati aggiudicati con frequenza superiore di circa un quarto e con tempi più celeri rispetto all’attività ordinaria”, in un contesto caratterizzato da un volume di bandi significativamente superiore al passato.
Tra risultati acquisiti e sfide future
Per il governatore è ancora presto per una valutazione definitiva sugli effetti di lungo periodo, ma un punto appare chiaro: la continuità dello sforzo di modernizzazione sarà decisiva. Una brusca frenata degli investimenti pubblici non appare probabile, anche grazie alle risorse non ancora utilizzate e agli impegni di programmazione già assunti.
Tuttavia, la sola spinta pubblica non basta a consolidare i risultati. Panetta richiama esplicitamente la necessità di un rafforzamento del contributo privato, sottolineando che le imprese dispongono di risorse significative che devono essere orientate verso l’innovazione.
Il nodo strutturale del sistema produttivo
Il limite principale resta però strutturale. Il tessuto produttivo italiano è caratterizzato da una forte frammentazione, con imprese di piccola dimensione che adottano più lentamente le nuove tecnologie e una presenza ancora insufficiente di aziende innovative in grado di crescere e scalare.
A questo si aggiunge una debole propensione agli investimenti in beni intangibili – ricerca, sviluppo, software, dati e capitale organizzativo – che rappresentano oggi la frontiera più avanzata della competitività.
La lettura complessiva del governatore è quindi netta: il Pnrr ha riattivato l’investimento e rafforzato le infrastrutture, ma la sfida decisiva sarà trasformare questa spinta in un cambiamento strutturale e duraturo del modello produttivo italiano.
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