Il cuore meccanico batte all’interno della cassa, nascosto allo sguardo ma vitale. A ogni pulsazione corrisponde la misura esatta del suo valore: un ritmo perpetuo che non si svaluta nel tempo. È nel groviglio di ingranaggi, viti, molle e scappamenti che si cela infatti il vero motore di un orologio d’alta gamma. Nel mondo dei segnatempo di lusso, i dettagli di maggiore pregio economico sono proprio quelli racchiusi sotto il quadrante, in quel micromondo in cui l’ingegneria di precisione incontra l’eccellenza manifatturiera. Per investire con avvedutezza negli orologi da collezione bisogna dunque sapersi destreggiare fra ruote a colonne, bilancieri a inerzia variabile, pignoni e tourbillon multi-asse.
«Patek Philippe, Audemars Piguet e Vacheron Constantin sono i top brand, espressione di una lunga storia che unisce alta gioielleria e qualità meccanica. Fuori dai grandi circuiti ci sono poi piccole realtà artigianali che producono pezzi in serie limitata. A questo Olimpo dell’orologeria accede una clientela disposta a pagare anche cifre impressionanti», racconta a Moneta Alessandro Metelli, ingegnere meccanico e fondatore di Inceptum, manifattura indipendente che si occupa della progettazione e produzione di orologi meccanici da polso made in Italy. Per muoversi in questo ambito – annota l’esperto – il semplice gusto estetico non basta: a fare letteralmente la differenza sono infatti la rarità del movimento, l’architettura del calibro e l’integrità delle sue componenti. Il valore, innanzitutto, è determinato dalle componenti meccaniche e dalle complicazioni.

«Dalle fasi lunari alla Gran Data, tutto ciò che va oltre alla misurazione delle ore e dei minuti rappresenta di per sé una complicazione. La massima sofisticazione è rappresentata dal tourbillon, un meccanismo che fa ruotare l’organo regolatore dell’orologio per compensare gli effetti della gravità e migliorare la precisione», spiega Metelli. Nel segmento degli orologi da polso ad alta complicazione, uno dei riferimenti assoluti è il Patek Philippe Grandmaster Chime 6300A, considerato il segnatempo più complesso mai realizzato dalla maison ginevrina. Il modello integra venti complicazioni, tra cui il calendario perpetuo istantaneo, il doppio fuso orario, l’indicatore delle fasi lunari, l’allarme con suoneria programmata e soprattutto un sofisticato sistema di ripetizione minuti con funzione grande e petite sonnerie. Un esemplare in acciaio è stato battuto all’asta per circa 31 milioni di dollari. A cifre più basse, ma comunque nell’ordine delle decine di migliaia di euro, si trovano referenze di alto profilo come il Jaeger-LeCoultre Master Ultra Thin Perpetual, l’Audemars Piguet Royal Oak Perpetual Calendar, l’Omega Speedmaster Professional Moonwatch, il Bulgari Octo Finissimo Tourbillon e alcuni cronografi della maison sassone A. Lange & Söhne.
«Il vero esperto osserva in particolare queste finiture: l’anglage, una lucidatura degli spigoli che crea bordi riflettenti nelle componenti interne, il perlage, una decorazione del movimento ottenuta con piccoli cerchi sovrapposti incisi sulla superficie e la Côte de Genève, una finitura decorativa fatta di strisce ondulate parallele incise sui ponti del movimento». Nell’alta orologeria, queste finezze sono tutte realizzate a mano. Occhio poi ai cosiddetti rubini, piccole pietre sintetiche usate come cuscinetti nei punti di attrito del meccanismo, per ridurre l’usura e migliorare la scorrevolezza: più sono, maggiore è il numero delle complicazioni.

«Negli assoluti top di gamma i rubini sono racchiusi all’interno di una boccola, a sua volta montata sul ponte tramite tre micro-viti. Al complesso procedimento corrisponde un elevato valore», chiosa Metelli, segnalando anche un altro particolare da intenditori: il cosiddetto collo di cigno, un sistema di regolazione fine del bilanciere che consente aggiustamenti micrometrici della precisione dell’orologio. Tutti questi elementi aiutano peraltro a smascherare i falsi in circolazione. «Benché le contraffazioni siano sempre più evolute, imitare un calendario perpetuo di massima precisione è davvero difficile. Il rischio oggi è rappresentato piuttosto dagli ibridi: modelli con la cassa o il bracciale originali, ma con le componenti interne non autentiche». Il vero collezionista, dunque, ha oggi un approccio specialistico, incentrato proprio sulla valutazione delle minuzie meccaniche racchiuse nell’orologio: l’unico modo per evitare – è proprio il caso di dire – prese per il fondello.
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