Icop (qui l’intervista esclusiva di Moneta all’ad) lunedì ha guadagnato in Borsa il 6,6% dopo l’approvazione da parte del cda del nuovo piano industriale che punta ad accelerare la crescita sia per linee interne sia attraverso acquisizioni mirate. L’obiettivo del gruppo specializzato nell’ingegneria del sottosuolo è portare i ricavi tra 900 e 950 milioni entro il 2029, con un tasso di crescita annuo del 15-17%, sostenuto da un portafoglio ordini di circa 1,5 miliardi. Accanto alla crescita organica c’è poi quella per linee esterne. L’Ops su Trevi rappresenta il principale tassello di questa strategia. In caso di integrazione, secondo Icop, il nuovo gruppo potrebbe raggiungere circa 1,7 miliardi di ricavi nel 2029 con sinergie stimate fino a 75 milioni di Ebitda annui a regime.
La conferenza di presentazione del piano
Nella conferenza telefonica di presentazione del piano, però, alcuni investitori hanno sollevato qualche perplessità. Il senior portfolio manager di Lemanik Asset Management ha puntato il dito sulla valutazione attribuita a Trevi ritenendola eccessivamente prudente rispetto al valore degli asset, considerando anche le imposte differite attive (le Dta potrebbero tradursi in un risparmio fiscale futuro e incidere sulla valorizzazione della società) e la partecipazione in Soilmec, la controllata specializzata nella produzione di macchinari (non è chiaro se verrà mantenuta nel perimetro del gruppo o valorizzata separatamente). Dubbi analoghi sono stati espressi anche dal gestore di Momentum Alternative Investments, che ha chiesto se nella valutazione siano stati applicati accantonamenti o ipotesi particolarmente conservative sul portafoglio ordini di Trevi. Un elemento ritenuto decisivo per comprendere le ragioni di uno sconto così marcato rispetto ai valori espressi dalla stessa società nel proprio piano industriale. Infine, secondo il responsabile degli investimenti di Mediolanum Gestione Fondi (che è azionista di Trevi), le informazioni fornite da Icop per convincere il mercato ad aderire all’offerta sono ancora insufficienti e il timing dell’offerta carta contro carta è particolare perché è stata lanciata subito dopo la chiusura dell’aumento di capitale di Trevi ma prima della conclusione dell’asta dei diritti inoptati. A suo giudizio, inoltre, il premio riconosciuto agli azionisti di Trevi appare limitato per un’operazione finalizzata all’acquisizione del controllo.
Il cda di Trevi
Lo scorso 1 luglio, all’indomani del lancio dell’Ops da parte di Icop, il cda di Trevi – assistita dagli advisor Mediobanca e Legance – aveva rilevato all’unanimità che «l’offerta non riflette il percorso di creazione di valore intrapreso né le prospettive future della società».
Leggi anche:
Icop scava valore: fondamenta solide per una crescita che corre in Borsa
© Riproduzione riservata