Le grandi aste di maggio tra New York e Milano hanno confermato due aspetti: il primo è che il mercato internazionale dell’arte, dopo due anni contraddistinti da rallentamenti, ha imboccato una nuova fase di crescita. Il secondo è che i maggiori beneficiari sono le case d’asta, in potente crescita a discapito, pare, del sistema delle gallerie private e delle fiere. Gli appuntamenti internazionali di maggio – ultima grande tornata prima dell’estate – confermano l’analisi. Ad aprire la stagione primaverile è stata Christie’s a New York, con la collezione minimalista di Henry S. McNeil Jr. e i dipinti di Gerhard Richterappartenuti a Marian Goodman. La Evening Sale del 20 maggio ha totalizzato 162,7 milioni di dollari con il 98% dei lotti venduti, +42% rispetto a maggio 2025. Le aste newyorkesi di maggio hanno superato 1,3 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente.
Anche nel Belpaese il calendario di maggio riflette questa ritrovata vitalità. A Milano, Sotheby’s ha riportato l’attenzione sui maestri italiani del Dopoguerra con l’asta di arte moderna e contemporanea di fine maggio a Palazzo Serbelloni. In catalogo, Lucio Fontana, Carla Accardi, Giorgio Morandi, Alighiero Boetti ed Emilio Vedova, insieme a Salvo, Piero Dorazio e Tancredi, con numerose opere provenienti da collezioni private e spesso apparse sul mercato per la prima volta. Negli stessi giorni anche Il Ponte Casa d’Aste ha inaugurato le proprie vendite dedicate all’arte moderna e contemporanea e ai multipli d’artista, proponendo lavori di Medardo Rosso, Felice Casorati, Bruno Munari e Josef Albers. Un segnale importante per un mercato italiano che, pur lontano dalle cifre delle major internazionali, continua a dimostrare solidità e capacità di crescita.
Questi appuntamenti testimoniano una congiuntura favorevole per le case d’asta, trainata soprattutto dalle opere di fascia alta (ma non solo). Secondo l’Art Basel Ubs Global Art Market Report 2026, le quattro principali case d’asta mondiali hanno raggiunto nel 2025 circa 15,2 miliardi di dollari di ricavi, +12%. Sotheby’s ha registrato la crescita più forte con circa 7,1 miliardi di dollari (+18%), seguita da Christie’s con 6,2 miliardi (+6%) e Phillips con quasi 930 milioni (+10%). Il mercato globale dell’arte è tornato a 59,6 miliardi di dollari (+4%), pur restando sotto il record del 2022. Questa crescita non è motivata soltanto dalle classiche aste pubbliche. Sempre più centrale è infatti il fenomeno delle “private sales”, ovvero le vendite riservate concluse fuori dal rituale del martello. Questo segmento è diventato strategico: consente maggiore discrezione, riduce il rischio di invenduto e permette trattative personalizzate. Addirittura, in tanti casi, le opere più importanti non arrivano più in sala ma vengono vendute privatamente attraverso i dipartimenti dedicati. Un fenomeno che molte volte avviene in sinergia con i mercanti d’arte, ma in altri casi è a discapito delle gallerie.
Le auction houses stanno così assumendo un ruolo sempre più vicino a quello delle gallerie internazionali, configurandosi non più soltanto come operatori del mercato secondario, ma piattaforme del lusso e della consulenza patrimoniale che offrono art advisory, prestiti garantiti da opere, pianificazione ereditaria e servizi finanziari. Un’altra fonte di crescita deriva da collectibles e lusso: gioielli, orologi, auto storiche, design, memorabilia e vini rari rappresentano una quota decisiva dei ricavi. Si è rinnovato (e ampliato) anche il target di clientela: i Millennials e la Gen Z stanno entrando nel mercato soprattutto attraverso le aste online e il collezionismo trasversale. Sotheby’s ha dichiarato che il 35% dei partecipanti alle aste del 2025 era costituito da nuovi clienti, mentre il digitale continua a modificare le dinamiche commerciali.
E da noi? In Italia la crescita assume caratteristiche differenti poiché il mercato è meno dipendente dagli ultra miliardari e dalle opere da oltre 50 milioni di euro, mantenendo una struttura più diffusa e specialistica. Il design italiano del Novecento continua a essere uno dei segmenti più forti, con Gio Ponti, Carlo Mollino e Osvaldo Borsani molto richiesti all’estero, mentre tengono bene i grandi maestri del moderno italiano come Fontana, Burri e De Chirico. Spicca Aste Bolaffi, che nel 2025 si è confermata la prima casa d’aste italiana per aggiudicato. Il fatturato è salito a 49,05 milioni di euro, +14,95%, un risultato superiore a quello delle altre case d’asta italiane.
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