La freccia di Cupido si è impigliata nella rete e ormai non va più a segno. L’amore è cieco, d’accordo, ma adesso anche i più incalliti corteggiatori da tastiera hanno aperto gli occhi: poche interazioni concrete, tanta frustrazione e la sensazione che il “giochino” virtuale abbia smesso di funzionare. Tanto scrollare per nulla. Così, le app di incontri hanno progressivamente perso la loro attrattiva, accusando una emorragia di iscritti che a oggi pare inarrestabile. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: dopo il periodo dell’emergenza Covid, quando anche la seduzione avveniva in larga parte online, nel 2025 il mercato globale delle piattaforme di dating ha registrato il primo calo annuale della sua storia, con una contrazione pari al 2% e un valore complessivo generato a quota 6 miliardi di dollari. Ancora più significativi sono i dati sulle singole app, passate dall’abbondanza dionisiaca del recente passato a una condotta decisamente più ascetica. I Casanova digitali, infatti, hanno iniziato a manifestare una certa disillusione nei confronti di un sistema che tendenzialmente premia i frequentatori paganti, a discapito di chi invece usufruisce delle versioni base. Da qui, il fuggi fuggi.
Tramonto
La celebre piattaforma Bumble, ad esempio, tra il 2023 e la metà del 2025 ha visto calare i propri utenti totali da 58 a 50 milioni, mentre gli iscritti alle funzioni a pagamento solo nel primo trimestre 2026 sono crollati del 21,1%, a 3,2 milioni, a fronte dei 4 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Dal punto di vista finanziario, la panoramica è impietosa: negli ultimi cinque anni Bumble Inc. è scesa in Borsa di oltre il 93 per cento. Match Group, la holding che controlla Tinder, Hinge, Meetic e OkCupid, ha perso in un anno oltre 700mila abbonati paganti, ma i ricavi totali sono cresciuti grazie all’aumento dei prezzi e alle performance di Hinge. Nell’arco di cinque anni, la multinazionale statunitense ha in ogni caso bruciato quasi il 74% del proprio valore in Borsa. Nel dettaglio, su Tinder gli utenti attivi a livello globale sono passati dai circa 73 milioni del 2020 a 54 milioni registrati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. In netto calo anche gli iscritti paganti, a quota 8,8 milioni nel quarto trimestre del 2025 (nel 2022 erano circa 11 milioni). In Europa, pure il gruppo radiotelevisivo tedesco ProSiebenSat.1 possiede una divisione digitale che gestisce alcune delle più famose app di incontri del Vecchio Continente: anche in questo caso, il ramo di business non sta però dando particolari soddisfazioni. Resiste e anzi va in controtendenza Grindr, l’applicazione dedicata alla comunità arcobaleno, il cui trend positivo non mostra per ora segni di flessione.
Si dice che l’amore non abbia prezzo, eppure lo scenario è quello di un mercato che oggi paga un conto salatissimo. La società che gestisce Bumble ha recentemente avviato un taglio della sua forza lavoro pari al 30% e anche Match Group ha effettuato una sforbiciata da circa 325 posti globali. Di romantico, in tutto questo, c’è davvero ben poco. E pensare che le piattaforme d’incontri dovevano essere la nuova frontiera della socialità 4.0. Ora, invece, le aziende che hanno progettato questo sistema si ritrovano a fare i conti con una macchina ingolfata ma costretta ad avanzare pur di non spegnersi. Non potendo più crescere grazie ai nuovi utenti, le app di dating hanno così iniziato a estrarre il massimo valore economico possibile da chi è rimasto.
Dunque, in molti casi le funzioni gratuite sono state ridotte al minimo, lasciando spazio a un meccanismo in cui l’efficacia del servizio è legata per lo più alla disponibilità di spesa dell’utente. Il principale motore dei ricavi è diventato il cosiddetto modello freemium, che consente l’accesso gratis alle funzioni base ma riserva quelle più avanzate agli utenti paganti. Le piattaforme offrono diversi livelli di abbonamento, dai piani standard fino alle sottoscrizioni più esclusive, che negli Stati Uniti arrivano a costare 500 dollari al mese. Una quota rilevante delle entrate arriva anche da acquisti aggiuntivi come Super Like, Boost e pass temporanei che aumentano la visibilità del profilo: molti Casanova da tastiera ricorrono a queste soluzioni à la carte nella speranza di avere maggiori possibilità di incontro. La pubblicità ha invece un ruolo sempre più marginale.
Stanchezza emotiva
A giudicare dai riscontri, tuttavia, queste formule vengono percepite da molti come uno specchietto per le allodole: il 78% degli utenti totali dichiara infatti di soffrire stanchezza emotiva dovuta al fatto che le ore passate a scorrere profili portino a poche connessioni reali, generando frustrazione. La percentuale sale al 79% se il campione è circoscritto ai Millennial e alla Gen Z. In Italia, in particolare, il 57% dei giovanissimi ritiene che questi strumenti non siano adatti a trovare l’anima gemella e la metà dei ragazzi tra 14 e 25 anni li considera poco utili. M’ama o non m’ama? Se pure i colossi del dating algoritmico vanno in bianco, il segnale è chiaro: il sentiment(o) è davvero cambiato.
© Riproduzione riservata