Indubbiamente l’intelligenza artificiale è rimasto il trend d’investimento più gettonato anche in questa prima metà di 2026. L’ultimo sondaggio di Bank of America tra i grandi gestori globali rivela come il 56% degli investitori ritiene che l’IA sia ancora in una fase ’boom’, trainata dalla cosiddetta Fomo, ossia la paura di rimanere tagliati fuori, mentre il 21% dei rispondenti è più prudente, temendo che si sia già arrivati in fase ’euforia’. I soliti noti, ossia i giganti tech di Wall Street che per primi hanno cavalcato l’ondata IA, non stanno però garantendo le stesse soddisfazioni in termini di performance a cui avevano abituato negli scorsi anni. Nvidia, maggiore società al mondo e principale beneficiaria del boom di domanda per chip IA, si avvia al giro di boa dell’anno con un saldo di +10% circa in Borsa, così come Apple, entrambe sottoperformano rispetto al +13% dell’indice tecnologico Nasdaq. C’è chi ha fatto peggio tra le cosiddette Magnifiche Sette, a partire da Microsoft (-20%), Meta (-12%) e Tesla (-11%). Alla luce del peso preponderante che questi pochi colossi tech hanno nei maggiori indici azioni, dal Nasdaq all’S&P 500 passando anche all’MSCI World, anche l’investitore che suppone di essere esposto in maniera diversificata si trova ancorato non poco alle performance dei giganti che dominano Wall Street. Gli investitori vogliosi di continuare a rimanere esposti al meglio al trend dell’IA devono quindi interrogarsi su quale sia la strategia migliore, se continuare con l’usato sicuro delle Big Tech o allargare lo sguardo considerando anche le performance da capogiro di chi sta avanzando dalle retrovie.
I fondi che guardano a una selezione più allargata del mondo tech, come quelli che si rifanno al segmento dei semiconduttori segnano ritorni decisamente allettanti. Da inizio anno l’iShares Msci Global Semiconductors Ucits Etf segna un rotondo +100%, che passa a circa +200% se si allarga lo sguardo agli ultimi 12 mesi forte del traino di una folta pattuglia di titoli quali Micron, Amd, Tsmc e Sk Hynix che primeggiano ad oggi come peso in un indice che è comunque animato da ben 260 azioni. Sempre la survey di BofA tra i grandi gestori globali rivela come comprare semiconduttori globali sia diventata la mossa di mercato più affollata di sempre, indicata dall’80% degli investitori. «Il settore tecnologico si è dimostrato un segmento azionario in grado di resistere alla pressione persistente derivante dall’aumento dei tassi di interesse. Ciò riflette la forza dei driver che guidano la crescita degli utili: il rafforzamento degli investimenti nell’IA e in generale una maggiore fiducia nel tema dell’intelligenza artificiale», rimarcano gli esperti di Blackrock che vedono questo percorso virtuoso proseguire a patto che i player del settore confermino la solidità dello slancio degli utili. Ad oggi la spinta dell’IA sta contribuendo a dare una spinta decisiva agli utili del settore tecnologico statunitense: la crescita è balzata al 52% su base annua nel primo trimestre, superando ampiamente le aspettative e quasi raddoppiando la crescita del mercato in generale. Secondo UBP, la sfida oggi non consiste più semplicemente nell’investire negli hyperscaler, ma nell’individuare i protagonisti della seconda ondata dell’AI: società di medie dimensioni che stanno beneficiando dell’espansione degli investimenti lungo l’intera catena del valore dell’intelligenza artificiale.
«Nei settori della memoria, dello storage e della connettività, operatori quali SK Hynix, Western Digital, Lumentum e Seagate stanno assistendo a un’intensificazione della domanda. Nell’infrastruttura informatica e nei servizi correlati, piattaforme come Oracle e alcuni fornitori di strutture cloud specializzate stanno acquisendo flussi di ricavi in crescita», argomenta Olivier Debat, senior investment specialist di UBP. Inoltre, gli strumenti e le tecnologie necessari per la produzione di chip per l’IA – ad esempio quelli offerti da BE Semiconductor, Aixtron o MKS Instruments – stanno beneficiando direttamente dell’accelerazione degli investimenti. Un altro tema d’investimento correlato all’IA è quello della cybersecurity. Dagli attacchi informatici prevalentemente progettati e gestiti da esseri umani, si è passati a uno scontro crescente tra sistemi autonomi. Entro il 2027 oltre il 30% dei principali incidenti cyber globali sarà generato, orchestrato o amplificato da sistemi di IA agentica. Nel solo 2025, l’FBI ha registrato oltre un milione di denunce per crimini informatici, con perdite superiori a 20 miliardi di dollari. La velocità del fenomeno è evidente. A inizio anno l’attività cyber ostile abilitata dall’IA risultava in crescita dell’89% su base annua, mentre il tempo più rapido registrato per compromettere un sistema si è ridotto a soli 27 secondi. Per Klecha & Co., investment bank paneuropea specializzata nel settore tech, i principali beneficiari di questa trasformazione saranno le società attive nella consulenza tecnologica, nella governance dei dati, nelle piattaforme di cybersecurity, nelle soluzioni di identità digitale e negli strumenti di compliance.
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