Lascia basiti che la più grande partita del risiko bancario italiano sia iniziata senza arbitro e guardalinee. Quando lo scorso 8 giugno Carlo Messina ha annunciato l’Opas da oltre 30 miliardi di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi, destinata a ridisegnare gli equilibri dell’intero sistema finanziario nazionale e a incidere sugli assetti di Mediobanca e Generali, la poltrona più importante della Consob era ancora vuota. E lo è tutt’oggi. Colpa del braccio di ferro nella maggioranza che ormai mesi fa ha portato a stoppare la nomina di Federico Freni: il sottosegretario al ministero dell’Economia aveva incontrato un certo consenso, salvo quello del ministro Antonio Tajani. Il Consiglio dei ministri ha tergiversato a lungo sulla designazione e Freni alla fine ha scelto di sfilarsi dal totonomi. Ma l’ipotesi di chiamare al timone uno dei commissari di nomina recente, Federico Cornelli, fortemente sponsorizzato da Tajani sebbene non abbia la fama di “tecnico”, non sembra convincere Palazzo Chigi. L’altra candidatura circolata con forza era quella del professor Donato Masciandaro (non sgradito al capo del Mef, Giancarlo Giorgetti, di cui è consigliere economico dal 2023) così come quella dell’economista Marco Fortis e della studiosa di problemi societari Marina Brogi. Ma la nomina del presidente della Consob spetta al presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio. Per questo alla fine potrebbe spuntare dal cilindro un outsider proposto dall’alto, capace di aggregare consensi e bilanciare equilibri politici.
Pesi e contrappesi
Pesi e contrappesi che passano anche da un altro giro di poltrone. Perché nella complessità del momento, a mancare all’appello è pure il nome del nuovo capo dell’Antitrust, il Garante della concorrenza. L’attuale facente funzioni è Elisabetta Iossa, in plancia da maggio dopo la fine dell’incarico di Roberto Rustichelli, in quanto componente del collegio dell’autorità da febbraio del 2022. Al suo fianco lavora l’altro componente del collegio (dal 2023), l’avvocato Saverio Valentino, figlio del penalista nonché ex parlamentare di Alleanza Nazionale, Giuseppe Valentino, che è stato anche sottosegretario al ministero della Giustizia nei governi Berlusconi II e Berlusconi III. L’idea di Tajani sarebbe quella di vincere le resistenze della premier su Cornelli accettando come contropartita proprio la nomina di Valentino jr al vertice dell’Antitrust. Anche su di lui, però, la Lega potrebbe mettersi di traverso, sfruttando peraltro le norme: a rigore di legge non è possibile fare due mandati consecutivi nella stessa autorità, e per l’Antitrust i componenti, che sono nominati per sette anni, non possono essere confermati. Pur stressando l’interpretazione della norma, Valentino potrebbe rimanere in carica di presidente non per i sette anni previsti dalla nomina, ma solo lo scampolo di mandato che avanza dalla nomina precedente. Più agevole invece la candidatura di Guido Stazi, attuale segretario generale dell’Antitrust, molto stimato e considerato uno dei maggiori esperti nazionali del settore.
I listini
Per tornare alla Consob, quel che è certo è che il mandato settennale di Paolo Savona è scaduto l’8 marzo e dal giorno dopo a guidare l’autorità garante della Borsa con l’incarico di presidente vicario è Chiara Mosca, professore associato di diritto commerciale alla Bocconi e commissario con maggiore anzianità di istituto. In questa funzione dispone anche del voto doppio in caso di parità nelle decisioni. A rendere più singolare la situazione per Consob, però, è il calendario. Il prossimo 13 luglio, nella sede di Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte a Milano, si terrà infatti la tradizionale relazione annuale della Commissione. Si tratta di uno degli appuntamenti più rilevanti dell’anno per il mondo finanziario italiano: una sorta di “stato dell’arte” dei mercati, nel quale la Consob illustra priorità di vigilanza, criticità emerse e possibili linee di evoluzione normativa. A pronunciare la relazione, se non arriverà una fumata bianca sul nuovo presidente in queste settimane, sarà proprio Mosca, chiamata a svolgere le funzioni che normalmente spettano al presidente.

La soluzione pro tempore ha intanto prestato il fianco a un ulteriore elemento di criticità anche per il curriculum del marito, Marco Maria Fumagalli. Dal 1993 al 2002 è stato dirigente della Consob e in passato anche dirigente di Centrobanca (gruppo Ubi) e presidente della holding di partecipazioni First Capital oltre ad aver ricoperto incarichi nei cda di società quotate. Oggi è partner della società di advisory Capital For Progress e lo scorso 27 aprile è stato nominato presidente del Credito Lombardo Veneto. Nella sua gestione protempore della Consob, comunque, Mosca si sarà sicuramente attenuta al codice interno sui conflitti di interesse. La norma fa riferimento al coniuge, ai conviventi, ai parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo, quindi comprende il caso di Fumagalli, prevedendo specifici obblighi di astensione ove necessario.
Normalità istituzionale
Al di là delle polemiche e delle valutazioni sul singolo caso, il dibattito evidenzia però un tema più generale. Vero è che il dossier sull’Opas di Intesa entrerà nel vivo nei prossimi mesi quando il nuovo presidente sarà – si auspica – già insediato. E oggi il problema della poltrona di vertice, lo ribadiamo, non è operativo. Le strutture della Consob funzionano, i procedimenti amministrativi seguono il loro corso e l’attività di vigilanza non si è mai interrotta. Tuttavia, le autorità indipendenti vivono anche di autorevolezza, di rappresentanza e di capacità di dialogo con il mercato. Soprattutto nei momenti in cui le operazioni straordinarie assumono una rilevanza sistemica e attirano l’attenzione degli investitori internazionali. La scelta del nuovo presidente non cambierà gli equilibri industriali dell’offerta di Intesa né l’esito finale della partita. Ma contribuirà – insieme al nuovo Tuf (Testo unico della finanza) – a dare al mercato la percezione di una piena normalità istituzionale.
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