La corsa mondiale alla robotica umanoide ha, nascosto tra le vie magre e poliformi di Genova, un tesoro tutto italiano. Si chiama Generative Bionics ed è nata come spin-off dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT). Sotto la guida di Daniele Pucci, ha da poco siglato un round seed – così si chiama la prima fase di raccolta di capitali che fa germogliare una startup – da 70 milioni di euro (il più alto mai registrato in Italia) che ha attirato colossi internazionali della stazza di AMD Ventures, Eni Next, Duferco, Tether, RoboIT e CDP Venture Capital. Ma la strada è stata lunga: l’azienda è il risultato di quindici anni di ricerca. Tanti i progetti e i successi che l’hanno preceduta. Tra questi c’è iCub, nato nel 2009, che per oltre un decennio è stato la piattaforma di robot umanoidi per la ricerca più diffusa al mondo. Poi sono arrivati ErgoCub, finanziato dall’Inail per integrare i robot negli ambienti di lavoro, e IronCub.
La svolta matura grazie al richiamo di un’urgenza geopolitica. «Ci siamo accorti che questa competenza sarebbe potuta diventare obsoleta se non avessimo fatto un passo in più», racconta a Moneta Daniele Pucci, ceo dell’azienda. «Sapevo che alcuni dei colleghi più brillanti si stavano spostando negli Stati Uniti su startup finanziate in modo ingente dai venture capital, e che la Cina stava per investire capitali molto importanti sulla robotica umanoide». Da qui la decisione di avviare il trasferimento tecnologico dall’IIT, incrociando lungo il percorso CDP Venture Capital. L’azienda è partita ufficialmente il 7 gennaio 2026 con 70 persone. Oggi i dipendenti sono già circa 100, con un’età media di 37 anni e il 40% di PhD, ma il piano di crescita prevede l’inserimento di altre 50 persone entro il prossimo anno.
La missione di Generative Bionics è creare un robot umanoide sicuro, presidiando sia la cybersecurity a valle sia la catena di approvvigionamento a monte, poiché i componenti che popoleranno le case e i luoghi di lavoro dovranno essere intrinsecamente privi di rischi. Il cuore tecnologico è Gene 01, una piattaforma modulare sia hardware che software. «La piattaforma definisce la nostra genetica di Physical AI», spiega l’amministratore delegato. Si tratta di robot capaci di interagire con il mondo fisico scambiando dati e forze. Da questa base ingegneristica nascono poi i robot specifici per tre verticali di mercato: l’ispezione e sicurezza pubblica, la logistica e il settore sanitario e farmaceutico, per il quale è in arrivo una collaborazione strategica con un noto ospedale italiano. Le applicazioni pratiche sul territorio sono già realtà, come dimostra l’accordo quadriennale siglato con Fincantieri per un robot umanoide saldatore da impiegare nei cantieri nautici. Pucci lo descrive come «un robot arancione e rosso, con una maschera antisaldatura al posto del volto e un rivestimento speciale resistente a scintille e alte temperature». L’obiettivo è ambizioso. «Prendere due braccia meccaniche e metterle su un carretto con quattro ruote non è Physical AI, è automazione industriale, molto rispettabile ma diversa», punzecchia Pucci. Per il manager, mettere la fisica nell’intelligenza artificiale significa sia percepire il mondo attraverso sensori che misurano le interazioni, sia progettare strutture fisiche ottimali che riducano il carico computazionale.
C’è poi una questione di sovranità europea. Il Vecchio Continente soffre la subordinazione alla Cina per le batterie e per le terre rare, in particolare il neodimio, essenziale per i magneti dei motori. Circa il 65-70% di queste risorse proviene da Pechino, che riesce a offrire soluzioni a prezzi bassissimi perché l’intero ecosistema e il sistema pubblico assorbono i costi, simulando una produzione di massa anche sui piccoli volumi. Questo meccanismo satura i canali commerciali e impedisce alle alternative europee di scalare. Il rischio è anche geopolitico: «Una volta che hai occupato quel canale, possiedi anche l’applicazione. E se qualcuno dall’altra parte del mondo decide di spegnerti il modello di intelligenza artificiale, o che il robot in fabbrica deve comportarsi in modo meno produttivo, ti ha reso vulnerabile» conclude l’ad.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata