L’invasione degli umanoidi è solo questione di tempo. La prossima frontiera dell’intelligenza artificiale avrà infatti gambe, braccia e sembianze umane. Dopo aver conquistato il mondo digitale, l’IA è pronta a entrare in quello fisico: lavorerà nelle fabbriche, movimenterà merci nei magazzini, servirà ai tavoli dei ristoranti, assisterà gli anziani e aiuterà nelle faccende domestiche. Secondo Bank of America siamo all’inizio di una trasformazione destinata a ridisegnare economia e società: entro il 2060 i robot umanoidi potrebbero raggiungere quota 3 miliardi di unità, il doppio delle automobili oggi in circolazione nel mondo. A guidare questa rivoluzione non sarà soltanto il progresso tecnologico, bensì una necessità sempre più urgente: compensare la crescente scarsità di manodopera causata dall’invecchiamento della popolazione, dalla difficoltà di reperire personale e dall’aumento del costo del lavoro. Se nella prima fase di espansione l’invasione dovrebbe riguardare le fabbriche andando a sostituire l’uomo in ambiti quali logistica, automotive e manifattura, successivamente si profila l’arrivo massiccio nelle abitazioni private. E alla fine del percorso, saranno proprio le famiglie a rappresentare il principale mercato: il 62% dei 3 miliardi di robot stimati da BofA opererà nelle case come assistente domestico, collaboratore o supporto alla cura delle persone. Ma siamo realmente pronti per una simile rivoluzione? Apparentemente sì. Da una ricerca curata da Mastercard emerge che il 31,2% degli italiani è già propenso all’acquisto di un robot IA per uso domestico, mentre il 42,5% rimane incerto e condizionato da prezzo, funzionalità e affidabilità.
Una rivoluzione possibile soprattutto in virtù del crollo dei costi. Un robot umanoide prodotto in Cina, il cui costo industriale attuale viene stimato in circa 35 mila dollari, potrebbe scendere sotto i 17 mila dollari entro il 2030. Parallelamente gli investimenti nel settore sono esplosi, passando da 700 milioni di dollari nel 2018 a 4,3 miliardi nel 2025. Goldman Sachs ha alzato l’asticella delle aspettative sul mercato globale dei robot umanoidi, che dovrebbe toccare i 38 miliardi di dollari entro il 2035, oltre sei volte i 6 miliardi previsti precedentemente, con 1,4 milioni di unità spedite.
Nvidia detta il ritmo
Oggi oltre 50 aziende stanno sviluppando robot umanoidi e sono già stati lanciati più di 150 prodotti commerciali. In prima fila non c’è Tesla con il suo umanoide Optimus che si sta avviando verso la produzione, l’Atlas di Boston Dynamics ha già iniziato le spedizioni e operatori cinesi come Unitree; proprio il produttore cinese di umanoidi è stato scelto da Nvidia per il suo primo sistema robotico. Il ceo di Nvidia, Jensen Huang, ritiene che l’IA fisica diventerà presto un mercato del valore di decine di trilioni di dollari e ha stimato una rapida crescita nel segmento della robotica già nei prossimi 5 anni. «Se l’operazione di Nvidia avrà successo – commenta Cole Wenner, marketing analyst di KraneShares – un numero maggiore di team e aziende potrà partire da una base di partenza più avanzata anziché dover reinventare da zero i movimenti e i controlli fondamentali, accorciando potenzialmente il percorso verso l’implementazione commerciale. Barriere di ingresso più basse significano più attori coinvolti».
Nvidia avrebbe potuto gestire tutto internamente, ma ha preferito basare il primo progetto sull’umanoide di Unitree in modo da accelera i tempi di commercializzazione. In pratica Unitree sa come costruire e spedire robot, mentre Nvidia si concentra su chip e software. «Sebbene l’IA fisica sia ancora agli inizi – aggiunge Wenner – la direzione del mercato è sempre più chiara: piattaforme più standardizzate, più partecipanti coinvolti e una maggiore probabilità di passare dalla fase di ricerca alle implementazioni concrete».
Il tutto a suon di investimenti miliardari. A far clamore è il round di finanziamento da 1,4 miliardi di dollari raccolti da Neura Robotics per sviluppare il suo robot umanoide alimentato dall’intelligenza artificiale. In prima fila a sostenere la startup tedesca, valutata circa 7 miliardi, ci sono Amazon, Nvidia, Qualcomm, Bosch e Schaeffler, anche se l’investimento più corposo è arrivato da Tether, regina delle stablecoin guidata dal duo italiano Devasini-Ardoino. Tra i finanziatori anche Exor attraverso il fondo Lingotto Horizon, con la holding degli Elkann che risultava già tra i sostenitori di Neura.
La società tedesca dovrà adesso passare dai fatti alla pratica convincendo le Amazon e le Bosch di turno anche a schierasse i suoi robot Neura su larga scala, fa clamore perché riunisce contemporaneamente grandi nomi dell’IA, dell’industria, della logistica e delle cripto, vedendo al contempo l’Europa prender posto a una tavola che finora era occupata principalmente da Silicon Valley e Shenzhen.
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