Addio allo sconto sulle accise su diesel e benzina: scade oggi il taglio deciso dal governo subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. Il taglio delle accise su benzina e gasolio, considerata anche l’Iva, vale 6,1 centesimi di euro al litro. Il decreto del governo del 5 giugno scorso prevedeva infatti che “a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa sono rideterminate nelle seguenti misure: benzina, 622,90 euro per mille litri; oli da gas o gasolio usato come carburante: 622,90 euro per mille litri”. Il prezzo medio del gasolio da domani salirà a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro al litro in autostrada. La benzina salirà in media a 1,86 euro al litro, 1,95 euro in autostrada. Il maggior costo per un pieno di carburanti sarà di 3,05 euro.
I costi per lo Stato
Complessivamente gli interventi sulle accise sono costati circa 2 miliardi di euro alle casse pubbliche. Critico il Codacons che paventa “una crescita dei listini alla pompa che sarebbe immediata e che, paradossalmente, avverrebbe nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere: il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, è passato infatti dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari odierni, con un deprezzamento del -25,5% di cui tuttavia gli automobilisti non hanno goduto, a causa dei cali microscopici dei prezzi alla pompa. Nell’ultimo mese, infatti, il prezzo medio del gasolio e della benzina ai distributori si è ridotto solo di circa il 6%, nonostante l’attività di pressing del ministro delle Imprese Adolfo Urso sulle compagnie petrolifere affinché tagliassero i listini”.
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