Le pensioni non si salvano intervenendo soltanto sui requisiti di uscita dal lavoro. La loro sostenibilità si costruisce molto prima, con un mercato del lavoro più forte, una maggiore partecipazione di giovani e donne, politiche per la natalità e un sistema di welfare capace di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita. È il messaggio che il presidente dell’Inps Gabriele Fava affida alla relazione che apre il XXV Rapporto annuale dell’Istituto, delineando una visione che va oltre la tradizionale gestione delle prestazioni previdenziali.
Il lavoro è la base della previdenza
Secondo Fava, il primo pilastro della sostenibilità previdenziale resta il lavoro. L’Italia ha raggiunto livelli occupazionali record: il tasso di occupazione ha superato il 63% e nel 2025 i lavoratori assicurati all’Inps sono saliti a 27,2 milioni, il dato più alto mai registrato.
Dietro questi numeri, però, il mercato del lavoro sta cambiando profondamente. Cresce il peso dei lavoratori stranieri – oggi circa un dipendente su sette – mentre aumentano anche professionisti e collaboratori iscritti alla Gestione separata. Una trasformazione che, secondo il presidente dell’Inps, impone di governare i cambiamenti senza compromettere la solidità contributiva del sistema.
La previdenza, osserva Fava, nasce infatti dal primo contratto di lavoro e dalla continuità dei versamenti. Se aumentano precarietà, salari bassi e carriere discontinue, inevitabilmente anche le pensioni future saranno più deboli. Per questo la sostenibilità del sistema non può essere affidata soltanto a riforme pensionistiche, ma passa da occupazione stabile, crescita della produttività, contrasto al lavoro irregolare e maggiore partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne.
Natalità e famiglie al centro del welfare
Un altro nodo cruciale è quello demografico. L’Italia continua a fare meno figli e ad avere una popolazione sempre più anziana, mentre sulle famiglie grava gran parte dell’assistenza a bambini, anziani e persone non autosufficienti.
Nel rapporto viene ricordato come l’Assegno unico universale sia ormai uno degli strumenti cardine del welfare italiano: nel 2025 ha raggiunto oltre 6 milioni di nuclei familiari e circa 10 milioni di figli, per un valore vicino ai 20 miliardi di euro all’anno. A questo si affiancano il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali e le misure dedicate alla disabilità.
Non bastano solo gli incentivi
Secondo Fava, tuttavia, gli incentivi economici da soli non bastano a invertire il calo delle nascite. La scelta di avere un figlio dipende anche dalla qualità del lavoro, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla possibilità di conciliare vita privata e professionale e da una più equa distribuzione dei carichi di cura tra uomini e donne.
Da qui l’obiettivo di costruire un welfare meno frammentato e più vicino ai cittadini, anche attraverso il nuovo Portale della Famiglia e della Genitorialità, che riunisce in un unico punto di accesso decine di prestazioni Inps e centinaia di servizi della Pubblica amministrazione.
Le pensioni si costruiscono durante la vita lavorativa
Al 31 dicembre 2025 l’Inps conta 16,4 milioni di pensionati, oltre 21 milioni di pensioni erogate e una spesa complessiva di 371 miliardi di euro. Numeri che, secondo il presidente dell’Istituto, raccontano il peso del sistema previdenziale ma anche la necessità di guardare oltre il semplice equilibrio dei conti.
Le pensioni, sottolinea Fava, sono il risultato di una storia lavorativa che inizia in giovane età. Le differenze negli assegni tra uomini e donne, ad esempio, riflettono spesso carriere più discontinue, salari inferiori e periodi dedicati alla maternità e alla cura familiare.
Per questo diventa strategica anche l’educazione previdenziale: aiutare i giovani a comprendere fin dall’ingresso nel mercato del lavoro come ogni scelta professionale influenzi il reddito pensionistico futuro.
L’Inps punta a diventare una “officina del welfare”
La relazione propone infine una trasformazione del ruolo dell’Inps. L’Istituto non dovrebbe limitarsi a erogare pensioni e prestazioni assistenziali, ma diventare una vera infrastruttura sociale, capace di integrare servizi, dati e tecnologie per accompagnare cittadini e imprese lungo tutto il ciclo della vita.
La digitalizzazione, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto ai servizi e la semplificazione dell’accesso alle prestazioni rappresentano alcuni degli strumenti individuati per rendere il welfare più efficace e personalizzato. L’obiettivo è passare da un modello che interviene quando il bisogno è già emerso a uno capace di prevenire le fragilità e orientare i cittadini prima che le difficoltà diventino emergenze.
La sfida del welfare del futuro
Nelle conclusioni Fava individua un filo conduttore che lega lavoro, natalità, pensioni e innovazione amministrativa: la responsabilità delle istituzioni nel guidare i cambiamenti demografici ed economici del Paese.
Il messaggio è che il welfare del futuro dovrà essere sempre meno frammentato e sempre più costruito attorno alle persone. Solo rafforzando occupazione, sostegno alle famiglie, legalità contributiva e accessibilità dei servizi sarà possibile garantire la sostenibilità del sistema previdenziale e ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Leggi anche:
Inps lancia il nuovo Sportello telematico evoluto
Debiti con l’Inps? Nuove regole per regolarizzarsi
© Riproduzione riservata