La batosta ai Mondiali di calcio è solo l’ultimo di una serie di bocconi amari per una Germania che ha smarrito lo smalto dei tempi d’oro. La locomotiva economica del Vecchio Continente si è inceppata ormai da diversi anni e a Berlino le sirene di allarme riecheggiano ormai da tempo. Il nodo è noto. La perdita di competitività è sotto gli occhi di tutti con l’industria automobilistica emblema della crisi del modello teutonico. Il bazooka fiscale, tra fondo infrastrutture da 500 miliardi e aumento della spesa per la difesa, è sì un enorme potere di fuoco pubblico, ma da solo non appare in grado aumenta il potenziale di crescita se non accompagnato da riforme capaci di sciogliere i vincoli strutturali, dalla demografia alla produttività, fino al peso della regolazione. Il cuneo fiscale in particolare resta tra i più elevati al mondo industrializzato, con quasi metà del costo del lavoro assorbito da imposte e contributi.
Il governo Merz ha così messo mano alla cassetta degli attrezzi varando questo mese un pacchetto di ben 34 misure, tra cui la riforma delle pensioni, le riforme della sanità già concordate, un “detox dalla burocrazia” per snellire i processi e circa 10 miliardi di euro di sgravi fiscali per le famiglie a basso reddito, finanziati in parte da un aumento delle tasse per i redditi più alti (sopra i 280mila euro). Nel programma di riforme ci sono anche la flessibilità del mercato del lavoro, accelerare la digitalizzazione della pubblica amministrazione, semplificare la burocrazia e favorire gli investimenti nei settori strategici come semiconduttori, difesa, intelligenza artificiale ed energia. «Più delle singole misure, colpisce il cambio di approccio: dopo anni di rigore fiscale, la priorità torna ad essere la crescita», taglia corto Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics di Kairos Partners Sgr, che vede per l’azionario Europa diversi elementi favorevoli che potrebbero portare le Borse Ue a essere una delle principali sorprese del secondo semestre dell’anno.
Il piano poggia, come detto, sugli sgravi fiscali per i redditi medio-bassi, misura chiave per dare una scossa ai consumi. «Il pacchetto non trasformerà un’economia stagnante in un’economia fiorente dall’oggi al domani, ma potrebbe creare i presupposti per la crescita futura», rimarca Carsten Brzeski, chief Eurozone Economist di Ing. Aggiungendosi agli stimoli fiscali in corso per infrastrutture e difesa – aggiunge l’esperto – il quadro della crescita tedesca si fa più ottimistico. Sembra che la Germania abbia finalmente capito che il successo economico non arriva automaticamente e senza sforzo».
Misure di stimolo che implicano maggiore debito. Scope Rating stima nuovo debito per oltre 118 miliardi di euro nel 2027, con un percorso che potrebbe portare il rapporto debito/Pil verso l’80% nel prossimo decennio. La sostenibilità di questa traiettoria dipenderà dalla capacità degli investimenti di generare crescita aggiuntiva. In altre parole, il vero banco di prova sarà l’effetto moltiplicatore reale della spesa pubblica. Resta però una variabile cruciale: il timing. Come sottolinea Scope, l’efficacia del nuovo corso tedesco dipenderà dalla rapidità di implementazione delle riforme e dalla qualità degli investimenti. Se il passaggio dal debito alla crescita sarà lento o inefficiente, il rischio è di appesantire i conti pubblici senza rafforzare il potenziale economico.
Per i mercati il segnale è che la Germania prova a uscire dall’impasse con un mix di stimolo e riforme. Gli effetti potrebbero farsi sentire sulla Germania e la sua Borsa, che segna un modesto +2% da inizio anno, estendersi potenzialmente anche a Piazza Affari, soprattutto per le società più esposte al mercato tedesco. Secondo Equita, il miglioramento delle prospettive di crescita e il possibile recupero dei consumi in Germania rappresentano un potenziale catalizzatore per diversi titoli italiani. Nel comparto consumer, spiccano in particolare Campari (circa l’8% del fatturato in Germania), Piaggio (10%), De’ Longhi (10%), Nexi (10%) e Ariston, particolarmente esposta con il 18% dei ricavi. Nel segmento industriale e automotive, i riflettori sono su Brembo (20% del fatturato), Pirelli (7% della capacità produttiva), Stellantis (7% dei volumi) e Seco, che genera circa il 30% dei ricavi in Germania, oltre a Interpump e Buzzi. Un contesto macro più favorevole potrebbe tradursi in una ripresa degli investimenti e della domanda manifatturiera, con effetti a catena sulle filiere.
Benefici anche per tecnologia e media: WIIT, che realizza oltre il 60% dei ricavi in Germania, potrebbe trarre vantaggio dalla spinta alla digitalizzazione e dalla semplificazione normativa, mentre Mfe (oltre il 35% dei ricavi nell’area) è esposta al ciclo pubblicitario tedesco. Infine, un miglioramento del quadro economico rappresenterebbe un supporto anche per i grandi gruppi finanziari come UniCredit e Generali, storicamente radicati nel Paese.
© Riproduzione riservata