Come cambiano gli equilibri del commercio internazionale vista la crisi di Hormuz? E’ questa una delle domande a cui ha cercato di rispondere il 13° rapporto Italian Maritime Economy di Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Lo studio, presentato oggi, evidenzia vari cambiamenti in atto: le rotte marittime si allungano, i costi logistici aumentano e le catene di approvvigionamento vengono ridisegnate. Ma, nel nuovo scenario, emerge anche un vincitore inatteso: il Mediterraneo, che torna a essere uno degli snodi strategici dell’economia globale. Uno scenario che offre all’Italia l’opportunità per consolidare la propria posizione come piattaforma logistica tra Europa, Asia e Africa.
La crisi degli stretti cambia le rotte del commercio
L’impatto della crisi geopolitica è evidente. Prima della guerra in Iran, attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa il 37% del commercio mondiale di petrolio greggio e la quasi chiusura del passaggio ha coinvolto circa il 10% della produzione mondiale di petrolio. Parallelamente, gli attacchi nel Mar Rosso hanno ridotto il traffico lungo il Canale di Suez, costringendo numerose compagnie di navigazione a circumnavigare l’Africa passando da Capo di Buona Speranza.
Questo significa tempi di viaggio più lunghi, maggior consumo di carburante, aumento dei costi assicurativi e necessità di ripensare le supply chain. Il risultato è una progressiva riorganizzazione dei flussi commerciali mondiali, con nuove rotte e una crescente attenzione alla resilienza delle reti logistiche.
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina
Alle tensioni geopolitiche si aggiunge il progressivo raffreddamento dei rapporti commerciali tra Washington e Pechino. Secondo il rapporto, nel 2025 le importazioni statunitensi dalla Cina sono diminuite del 30%, mentre quelle provenienti dai Paesi dell’Asean sono aumentate del 29%.
Anche la Cina sta diversificando i propri mercati di sbocco. Le esportazioni verso l’Africa sono cresciute del 25,8%, mentre quelle dirette nel Sud-Est asiatico hanno registrato un incremento del 13,4%, segno di una strategia che punta a ridurre la dipendenza dal mercato americano e a rafforzare i legami con le economie emergenti.
Il Mediterraneo cresce nonostante la crisi di Suez
Nonostante la crisi di Suez, il Mediterraneo rafforza la propria centralità. Nel 2025 i principali porti container del Mare Nostrum hanno movimentato oltre 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9%. Secondo le previsioni, entro il 2030 il traffico container nel Mediterraneo aumenterà di un altro 15%, un ritmo superiore alla media mondiale.
La spiegazione è doppia. Da una parte cresce il ruolo dei porti mediterranei come hub di transhipment (il trasferimento di merci da un mezzo di trasporto a un altro, spesso in un punto intermedio tra origine e destinazione finale); dall’altra aumenta l’interesse verso nuove infrastrutture e corridoi logistici alternativi, come l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec), destinati a collegare Asia, Medio Oriente ed Europa riducendo la dipendenza dalle rotte tradizionali.
Per l’Italia il mare vale oltre 1.200 miliardi di commercio
Per un’economia fortemente orientata all’export come quella italiana, la trasformazione delle rotte marittime rappresenta una questione strategica. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato i 1.200 miliardi di euro, con esportazioni pari a 643 miliardi. Circa un quarto degli scambi internazionali in valore viaggia via mare, a conferma del peso della logistica marittima per il sistema produttivo nazionale.
Il rapporto sottolinea come la competitività delle imprese italiane dipenda sempre più dalla capacità di garantire collegamenti efficienti tra porti, reti ferroviarie e aree industriali, riducendo tempi e costi lungo tutta la filiera.
I porti italiani superano i 500 milioni di tonnellate
I numeri confermano il buon momento del sistema portuale nazionale. Nel 2025 le Autorità di Sistema Portuale hanno movimentato complessivamente 511 milioni di tonnellate di merci, con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente.
A trainare l’espansione sono stati soprattutto il traffico container, arrivato a 132 milioni di tonnellate, e il segmento Ro-Ro, che ha raggiunto quota 122 milioni di tonnellate grazie all’aumento dei collegamenti tra le due sponde del Mediterraneo.
L’Italia mantiene inoltre la leadership europea nello Short Sea Shipping, con 304 milioni di tonnellate movimentate e una quota di mercato del 15,6%, confermando il ruolo centrale dei collegamenti marittimi a corto raggio nel sistema logistico continentale.
La vera sfida è collegare i porti ai mercati
Secondo SRM, tuttavia, la crescita dei traffici non sarà sufficiente se non sarà accompagnata da un miglioramento delle infrastrutture terrestri. La vera partita si gioca sull’intermodalità: collegamenti ferroviari più efficienti, accessibilità degli scali, digitalizzazione dei porti e sviluppo dell’ultimo miglio logistico.
In questa direzione sono previsti oltre 13 miliardi di euro di investimenti destinati al sistema portuale italiano, con l’obiettivo di rafforzare la competitività degli scali e renderli sempre più integrati con le reti europee.
Gros-Pietro
“Il tema scelto da SRrm per il Rapporto di quest’anno – Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale – coglie con grande efficacia una delle sfide più rilevanti del nostro tempo. Mai come oggi il mare rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’evoluzione dell’economia mondiale. Le rotte marittime, i porti, gli stretti strategici e le infrastrutture logistiche non sono soltanto elementi del sistema dei trasporti: sono i luoghi nei quali si intrecciano commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. E’ anche per questa ragione che il settore dei trasporti marittimi e della logistica riveste per Intesa Sanpaolo una valenza strategica. Attraverso il mare transitano le esportazioni delle nostre imprese, gli approvvigionamenti energetici, i flussi turistici e una quota crescente degli investimenti che sostengono la crescita del nostro Paese. In definitiva, una parte rilevante della competitività dell’Italia si gioca proprio sull’efficienza e sulla capacità del suo sistema logistico-portuale, infrastruttura essenziale per sostenere crescita, apertura internazionale e resilienza economica”, ha detto Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sapaolo.
Resilienza
Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM, ha dichiarato: “Le crisi geopolitiche internazionali stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali. In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l’Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito. La competitività del sistema
produttivo passa dalla capacità di connettere meglio scali, reti ferroviarie, aree industriali e mercati internazionali. I porti italiani, con oltre 500 milioni di tonnellate movimentate e investimenti rilevanti su ultimo miglio, digitalizzazione e accessibilità, possono diventare uno degli strumenti più forti per sostenere crescita, resilienza e proiezione internazionale dell’economia nazionale.”
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