Il sistema bancario italiano si proietta verso il futuro da una posizione di indiscutibile forza, un traguardo storico che è il frutto di un lungo processo di risanamento e modernizzazione, ma che oggi trova il suo pilastro fondamentale nella ritrovata stabilità politica del Paese. All’assemblea annuale dell’Abi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato la rotta per gli istituti di credito nazionali, evidenziando come la solidità del comparto sia strettamente connessa all’efficacia dell’azione del governo Meloni.
Il titolare del Mef ha voluto innanzitutto rivendicare con orgoglio i risultati macroeconomici ottenuti dall’esecutivo, che hanno letteralmente blindato il Paese e, di riflesso, le sue banche. L’Italia ha ridotto il deficit ed è stata la prima nazione del G7 a tornare in avanzo primario, un’attestazione dello sforzo profuso in quattro anni di legislatura per portare la finanza pubblica su una traiettoria pienamente sostenibile. Questo virtuosismo finanziario ha prodotto benefici tangibili per il mercato, abbattendo drasticamente lo spread e riducendo i costi di emissione per i grandi istituti.
Conti in ordine contro i venti di crisi
Come ha sottolineato lo stesso Giorgetti, “le turbolenze nei mercati internazionali di queste settimane sono state tali da creare alcuni riverberi ma mai da invertire questo percorso, a conferma dei fondamentali solidi della nostra economia e della rinnovata credibilità del Paese. Anche perché “il governo ha gestito le esigenze scaturite dallo shock energetico attraverso gli spazi interni di bilancio, senza interrompere il percorso di risanamento generale”. E qualora si rendessero necessari nuovi interventi per l’inasprimento delle tensioni in Medio Oriente o per il rincaro dell’energia, il ministro ha garantito che l’esecutivo agirà “in coerenza” con la linea del rigore e “con la flessibilità ottenuta in Europa”.
Più credito alle PMI: il ritorno al lavoro delle banche
Forte di questa cornice di stabilità, Giorgetti ha rivolto un chiaro invito al mondo del credito affinché valorizzi queste condizioni favorevoli concentrandosi sull’economia reale, a partire dal sostegno alle micro, piccole e medie imprese che rappresentano il motore industriale del Paese e che dipendono in modo essenziale dagli istituti tradizionali.
In quest’ottica di progressivo ritorno alla normalità pre-pandemica, lo Stato sta riducendo gradualmente la sua esposizione straordinaria attraverso il Fondo di garanzia, che deve riassumere una funzione più selettiva concentrandosi laddove i fallimenti di mercato sono più pericolosi. Per il resto, ha scandito il ministro, il finanziamento delle imprese già bancabili deve tornare a essere “il lavoro esclusivo” delle banche tradizionali.
La sfida del Fintech e la mobilitazione dei risparmi
Un altro passaggio cruciale del discorso ha riguardato l’innovazione tecnologica e la minaccia rappresentata dall’ascesa delle banche digitali e straniere, che rischiano di sottrarre la clientela più giovane e dinamica. Pur riconoscendo che in Italia il settore fintech sconta ancora dimensioni ridotte e investimenti esigui, Giorgetti ha spronato gli istituti nazionali, ricordando che possiedono “la capacità, la dimensione e le risorse per competere nel mondo” e che la sfida per la conquista delle nuove generazioni è appena agli inizi.
Allo stesso modo, il ministro ha sollecitato una maggiore dinamicità per mobilitare l’immensa ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, ancora troppo spesso parcheggiata in strumenti poco produttivi. Canalizzare queste risorse verso lo sviluppo infrastrutturale e tecnologico è un obiettivo prioritario del governo, che ha già messo in campo riforme strategiche come la legge capitali, la revisione del Tuf e la riforma della previdenza complementare, oltre all’avvio del Fondo Nazionale Statistico Indiretto operante come Fondo di Fondi dal 2026.
Lo Stato esce dal capitale: meno presenza pubblica, più vigilanza
Infine, sul fronte degli assetti societari, il ministro ha inviato un messaggio di grande fiducia nei confronti del mercato, annunciando la prossima uscita dello Stato dal capitale di importanti realtà bancarie. Giorgetti si è detto fiducioso che questa possa essere l’ultima assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana in cui l’esecutivo veste i panni del socio, ritenendo ormai esaurito il ruolo dell’azionista pubblico.
Tuttavia, lo Stato non abdicherà al suo ruolo di custode dell’interesse nazionale: continuerà infatti a vigilare con estremo rigore sull’evoluzione del settore e sulla sua governance, affinché le banche continuino a svolgere la loro alta funzione costituzionale a servizio dei cittadini e delle imprese, nella certezza che esista un legame indissolubile per cui con banche solide il Paese è più forte e, viceversa, con un Paese stabile e competitivo le banche valgono di più.
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