Una filiera che vale oltre 51 miliardi di euro, più di 17,26 milioni di tonnellate di imballaggi immesse sul mercato ogni anno e oltre 120 associazioni e imprese europee. Sono alcuni dei numeri che raccontano la portata del nuovo regolamento europeo sul confezionamento, noto anche come Ppwr – “Packaging and Packaging Waste Regulation”, le cui principali disposizioni entreranno in vigore il prossimo 12 agosto. Poche settimane ancora per comprendere quali saranno gli obblighi concreti per le aziende e dimostrare la conformità dei loro prodotti.
Il regolamento, infatti, non introduce soltanto una serie di nuovi requisiti tecnici sugli imballaggi, ma cambia il modo stesso in cui le imprese dovranno gestire e documentare le informazioni ambientali. «Molte organizzazioni pensano che il problema sia cambiare un materiale o ridurre qualche grammo di plastica. In realtà la sfida sarà dimostrare, con documentazione tecnica completa e dati affidabili, che ogni requisito previsto dal regolamento è stato rispettato», spiega Stefan Grbovic, amministratore delegato di TreeBlock, società italiana specializzata proprio nella gestione dei dati, che guarda a questo cambiamento con una certa preoccupazione. Anche perché ad oggi, il quadro normativo non è ancora del tutto operativo nei minimi dettagli. Nei prossimi anni, la Commissione europea pubblicherà diversi atti che definiranno gli standard tecnici cruciali, come le metodologie di calcolo per il contenuto riciclato, i criteri precisi di riciclabilità e gli standard di audit.
Una delle novità meno conosciute introdotte dalla normativa riguarda proprio il concetto di responsabilità. Con il nuovo regolamento, infatti, il fabbricante non sarà più soltanto chi produce fisicamente un imballaggio, ma l’azienda che commercializza il prodotto con il proprio marchio. In pratica, anche chi affida il packaging a fornitori esterni dovrà essere in grado di dimostrarne la conformità e conservare tutta la documentazione tecnica prevista dal regolamento. Secondo l’analisi di TreeBlock, i comparti maggiormente esposti saranno il food & beverage, che assorbe quasi l’80% degli imballaggi prodotti in Italia, il commercio elettronico, la cosmetica e il farmaceutico.
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