Torna sotto pressione il settore dei produttori di chip. Da Wall Street, fino ai mercati asiatici ed europei questa mattina, i titoli dei colossi dei semiconduttori hanno imboccato nuovamente la via dei ribassi. A pesare però questa volta non solo solo i timori legati alla redditività degli investimenti in intelligenza artificiale. Ora sul tavolo è comparsa una nuova variabile, che secondo alcuni analisti, non si può più ignorare, perché potrebbe essere dirompente.
Colossi dei chip sotto pressione
Da Nvidia a Tsmc, passando per Samsung, AMD, ASML e STMicroelectronics, il comparto dei chip è tornato sotto pressione sui mercati. A Wall Street Nvidia ha archiviato la seduta con un tonfo del 5% e nel pre-market continua a perdere terreno. AMD, dopo il -5% della vigilia, viaggia verso un’altra apertura in rosso. In Asia, la Borsa di Seul ha lasciato sul terreno oltre l’11%, trascinata dai ribassi di Samsung e SK Hynix in vista delle trimestrali attese proprio in questi giorni, mentre Tokyo ha chiuso con un Nikkei in calo del 4%. Debole anche l’Europa, con ASML e STMicroelectronics in flessione di oltre l’1%.
Cosa sta succedendo?
Il mercato globale dei semiconduttori sta vivendo una grave pressione strutturale. Una situazione quasi paradossale. Se da un lato la domanda di chip per l’intelligenza artificiale continua a crescere a ritmi record, dall’altro, la capacità produttiva non riesce a stare al passo. I grandi produttori hanno già gli ordini pieni fino alla fine del 2026 e la costruzione di nuovi impianti procede con tempi molto più lunghi del previsto. La nuova fabbrica di Tsmc in Arizona, ad esempio, è stata rinviata al 2027, mentre il maxi stabilimento Intel in Ohio entrerà in funzione solo intorno al 2030.
Oggi quasi tutta la capacità produttiva viene destinata ai chip più avanzati, quelli che alimentano i data center per l’IA, perché garantiscono margini molto più elevati. Il risultato quindi è un effetto collaterale: non riuscendo a tenere il passo con la domanda, si producono meno semiconduttori destinati ai prodotti di largo consumo, come computer, smartphone, elettrodomestici e dispositivi industriali. Si sta creando cioè un vuoto nella fascia “tradizionale” del mercato. A colmare questo buco, per così dire, è arrivata la Cina. L’industria dei semiconduttori cinese sta intervenendo proprio a questo scopo.
Il fattore Cina, finora sottovalutato
A cambiare il sentiment è stata una notizia riportata da The Information: una società cinese, sostenuta da capitali pubblici e il cui nome non è stato reso noto, avrebbe avviato la produzione di macchinari per la litografia DUV (Deep Ultraviolet), tecnologia fondamentale per la fabbricazione dei semiconduttori. È un passaggio cruciale che potrebbe cambiare gli equilibri dell’industria, finora dominata da pochi campioni globali (statunitensi, coreani e giapponesi). Se la Cina riuscisse davvero a sviluppare una filiera domestica competitiva, ridurrebbe una delle sue principali dipendenze tecnologiche dall’Occidente e creerebbe una nuova concorrenza nel settore dei semiconduttori.
CXMT, occhio a questo nome
Ma il caso della litografia non è l’unico segnale. A catalizzare l’attenzione in questi giorni è stata anche l’esplosione di ChangXin Memory Technologies (CXMT), il produttore cinese di memorie che ha debuttato proprio ieri alla Borsa di Shanghai con una delle Ipo più spettacolari degli ultimi anni. Dopo il balzo record del 465% nel giorno dell’esordio, il titolo ha fisiologicamente corretto oggi (-4%), ma il messaggio inviato al mercato resta forte.
CXMT è oggi la società quotata con la maggiore capitalizzazione della Cina continentale, valutata circa 484 miliardi di dollari. E la sua crescita è impressionante. Dopo ricavi pari a 9 miliardi di yuan nel 2023, 24 miliardi nel 2024 e 61 miliardi nel 2025, gli analisti si aspettano un’accelerazione fino a oltre 300 miliardi di yuan nel 2026 e oltre 500 miliardi nel 2027. “Il suo fatturato per i primi sei mesi del 2026 aumenterà fino a raggiungere una cifra compresa tra 110 miliardi e 120 miliardi di RMB, con un incremento su base annua compreso tra il 612% e il 677%”, sottolineano gli esperti di KraneShares. Secondo indiscrezioni, anche Apple avrebbe avviato colloqui per acquistare memorie da CXMT nel tentativo di ridurre i costi in un mercato ancora caratterizzato da carenze di offerta.
Lo STAR Market cinese il nuovo Nasdaq dei chip
Per capire dove guardare bisogna osservare lo STAR Market di Shanghai, il listino concepito su modello del Nasdaq, specificamente per quotare le aziende cinesi di nuova generazione, altamente tecnologiche e appartenenti a settori emergenti strategici. Qui stanno crescendo alcuni dei protagonisti della nuova industria cinese dei semiconduttori: Cambricon, Hygon, Montage Technology, AMEC, Biwin, Yuanjie e Hua Hong Semiconductor. Molte di queste società stanno registrando tassi di crescita dei ricavi che, in alcuni casi, superano quelli dei leader di altri mercati globali come Stati Uniti, Taiwan e Corea.
E secondo KraneShares, il mercato non starebbe ancora attribuendo il giusto valore a questa trasformazione. “In virtù della forte traiettoria di crescita dei produttori di chip cinesi e della loro relativa protezione da una potenziale contrazione della spesa in conto capitale degli hyperscaler statunitensi, riteniamo quindi che gli investitori globali dovrebbero prendere in considerazione l’inclusione di queste società in un portafoglio globale orientato al tema dell’IA”, osserva la società di gestione.
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