C’è una regola non scritta nel sindacalese: quando si parla di uscite anticipate, i numeri restano sullo sfondo e avanzano gli slogan. Stavolta l’Osservatorio previdenza della Cgil ha infranto il tabù, pubblicando simulazioni più dettagliate di quanto la platea sindacale avrebbe forse gradito. Il paradosso è servito: proprio l’organizzazione che dovrebbe avere più interesse a smontare la proposta della Lega finisce per fornirle un manuale di istruzioni sui costi reali, mentre altre sigle, e lo stesso Maurizio Landini, preferiscono la linea più comoda della pensione anticipata “senza se e senza ma”.
Il dossier Cgil certifica che la flessibilità a 64 anni per il sistema misto non sarebbe un pranzo gratis. Il ricalcolo interamente contributivo, condizione posta da Durigon, comporterebbe una riduzione media del 10,6%, tra 183 e 366 euro lordi al mese a seconda del profilo. Chi guadagna meno rischia di scivolare sotto la soglia dei 1.638,72 euro mensili richiesta per uscire, dovendo bruciare parte del proprio Tfr pur di raggiungerla. Un dettaglio che la propaganda sindacale abituale tende a lasciare fuori pagina.
Resta il tema di fondo: quanto costerebbe alla collettività? Il primo pacchetto leghista, sulla sterilizzazione dell’aumento di un mese dell’età pensionabile nel 2027, vale già circa 1,1 miliardi il primo anno. Allargando la platea al sistema misto, con centinaia di migliaia di interessati con anzianità pre 1996, l’onere per l’Inps crescerebbe ben oltre quella cifra, considerando anche l’effetto di trascinamento pluriennale delle nuove uscite.
Non a caso, il ministro Giancarlo Giorgetti ha già indicato il percorso, condizionando ogni ulteriore alleggerimento all’andamento dei saldi. «Se nel 2026 le cose continueranno ad andare bene sui conti pubblici cercheremo di ridurre quel mese in più che partirebbe dal 2027», dichiarò alla fine dell’ultima sessione di bilancio. Un metodo, prima che una frase, che vale anche per i 64 anni: nessun sì o no ideologico, ma tutto subordinato ai numeri, tanto più con le tensioni geopolitiche internazionali che pesano su energia e mercati e impongono prudenza sui saldi.
La proposta della Lega prova a muoversi in questa direzione: nessun regalo a pioggia, ma un canale volontario, autofinanziato dal ricalcolo contributivo e, se serve, dal Tfr del lavoratore. Il nodo resta trovare, in manovra, la copertura che eviti di scaricare l’ennesimo conto sulla fiscalità generale. Senza quella compensazione, il rischio è una misura popolare ma insostenibile, il contrario di ciò che la fase economica attuale può permettersi.
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