Non sono più soltanto il mare, la montagna o l’arte a decidere dove andare in vacanza. Nell’estate 2026 è il cibo, ancora una volta, a guidare le scelte di milioni di turisti che attraversano la Penisola o che dalla Penisola non vogliono più muoversi. Oltre un terzo del budget destinato alle ferie finisce in un agriturismo, un ristorante, una pizzeria o nell’acquisto di una bottiglia di vino da riportare a casa come ricordo. Il cibo, insomma, non è più un contorno del viaggio ma è diventato il motivo stesso, al punto da orientare non solo le scelte quotidiane in vacanza ma la meta stessa del soggiorno.
Il sondaggio
A certificarlo è un sondaggio condotto tra i turisti statunitensi dalla piattaforma I Love Italian Food (Ilif), l’associazione no profit che si occupa di promuovere e tutelare la cultura enogastronomica italiana nel mondo, spesso presa di mira da imitazioni e prodotti di dubbia origine venduti all’estero come “italiani”, il fenomeno meglio conosciuto come italian sounding. Il dato che emerge dall’indagine è netto: il 90% degli americani che sceglie l’Italia per le proprie vacanze lo fa prima di tutto per il cibo e il vino. Una percentuale che lascia indietro anche le attrattive più classiche della nostra Italia come l’arte e la cultura, ferme al 77%, la storia e l’archeologia al 65%, le bellezze naturali al 61%. Per la prima volta, insomma, la tavola supera il Colosseo, e lo fa con un margine tutt’altro che trascurabile, a conferma di come il turista internazionale guardi ormai all’Italia come a una destinazione gastronomica prima ancora che culturale o balneare.
Non è un caso isolato o una moda passeggera, ma il riflesso di un patrimonio che non ha eguali in Europa. L’Italia può contare su 334 specialità certificate Dop, Igp e Stg, 529 vini a denominazione d’origine e indicazione geografica, 5.547 prodotti agroalimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale, distribuiti in maniera capillare da Nord a Sud. È un primato qualitativo che nessun altro Paese europeo può vantare nello stesso modo, e che si traduce, stagione dopo stagione, in un vantaggio competitivo sempre più evidente per il turismo del Paese, capace di attrarre viaggiatori disposti a spendere di più pur di vivere un’esperienza autentica a tavola.
Vince la prossimità
Sul fronte interno, l’estate 2026 vedrà partire circa 36 milioni di italiani, pronti a concedersi almeno un giorno di ferie. È quanto emerge da un’indagine Coldiretti/Ixè, che fotografa un Paese sempre più orientato verso il turismo di prossimità complici i rincari e il clima di incertezza internazionale legato ai conflitti in corso, cresce la propensione a restare vicino a casa, riducendo trasferte lunghe e costose. Il 28% degli italiani in viaggio non uscirà dai confini della propria regione, mentre il 61% resterà comunque in Italia. Tra le mete estere, l’Europa continua a essere la destinazione più gettonata, complici i tempi di percorrenza contenuti e i costi più prevedibili rispetto a mete extracontinentali.
Ferie spezzettate
Cambia anche la durata delle vacanze, sempre più frammentata rispetto al passato, quando la classica settimana o le due settimane consecutive rappresentavano lo standard. La media si attesta oggi intorno ai dieci giorni, ma con differenze marcate a seconda delle disponibilità economiche e lavorative: per il 28% degli italiani il viaggio durerà tra quattro giorni e una settimana, un altro 25% si concederà da una a due settimane, mentre il 15% si limiterà a una pausa di massimo tre giorni, spesso concentrata nei weekend lunghi. Solo l’1% potrà permettersi più di un mese lontano da casa, una quota che si conferma marginale ma comunque presente. Quanto alle mete, il mare resta la scelta preferita dagli italiani, davanti a montagna, campagna e città d’arte. Per l’alloggio, i vacanzieri continuano a puntare su alberghi e bed & breakfast, seguiti dalle seconde case e dalle abitazioni di parenti e amici, formula quest’ultima che resta particolarmente diffusa nel turismo di prossimità.
Posti letto
Se c’è un fenomeno che più di ogni altro racconta il cambiamento nei gusti dei vacanzieri è la crescita costante degli agriturismi. Sono ormai oltre 26 mila le strutture attive sul territorio nazionale, secondo i dati di Campagna Amica, e rappresentano una delle risposte più convincenti alla domanda crescente di turismo sostenibile e responsabile, capace di coniugare relax, contatto con la natura e riscoperta delle tradizioni contadine.
L’indagine Terranostra
Numeri alla mano, l’analisi di Terranostra, l’associazione ambientalista che raggruppa tutti gli agriturismi di Campagna Amica e Coldiretti, su dati Istat parla di 26.360 aziende agrituristiche attive in Italia. Di queste, 21.449 offrono alloggio, pari all’81% del totale, con una disponibilità complessiva di 310.660 posti letto distribuiti su tutto il territorio nazionale, dalle colline toscane alle valli alpine, fino alle campagne del Sud. Sul fronte della ristorazione, sono 13.092 le strutture che propongono un servizio di tavola, per un totale di 540.760 coperti disponibili, numeri che testimoniano quanto il settore sia ormai diventato un pilastro dell’offerta turistica nazionale e non più una nicchia riservata a pochi appassionati. Il dato forse più interessante riguarda però le attività accessorie, in forte espansione negli ultimi anni: 6.750 agriturismi organizzano degustazioni, mentre 13.265 propongono attività ricreative, sportive o culturali, segno di un’offerta che si è fatta sempre più articolata e capace di intercettare pubblici diversi, dalle famiglie con bambini alle coppie in cerca di relax, fino ai gruppi di amici interessati a esperienze enogastronomiche più strutturate.
Tendenza strutturale
A sostenere questa crescita è soprattutto l’affermarsi del cosiddetto turismo esperienziale, che ha ormai superato i confini del più tradizionale enoturismo per allargarsi a formule nuove: birraturismo, oleoturismo, percorsi dedicati alla scoperta dei formaggi. Il filo conduttore resta sempre lo stesso, quello di mettere il visitatore in contatto diretto con chi produce, attraverso corsi di cucina, laboratori artigianali, visite guidate nelle cantine e nei caseifici, ma anche proposte legate al benessere e allo sport all’aria aperta, dallo yoga al pilates praticati tra i filari o negli uliveti.
I numeri di quest’estate confermano che si tratta di una tendenza ormai strutturale e non di una nicchia passeggera. Un italiano su tre, secondo Coldiretti, farà turismo del vino nel corso della stagione, settore che resta il più maturo e affermato tra quelli enogastronomici, davanti a olio, formaggi e birra, che comunque non sono lontani in termini di partecipazione e stanno crescendo a ritmi sostenuti anno dopo anno. Un turismo che rappresenta una leva strategica per valorizzare le produzioni tipiche del territorio e sostenere l’economia e l’occupazione delle aree rurali, legando l’esperienza della vacanza alla scoperta diretta delle eccellenze agroalimentari italiane, con ricadute positive anche sull’indotto locale, dai trasporti all’artigianato.
I cammini rurali
Cresce parallelamente anche un altro fenomeno, quello dei cammini rurali, da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo. Itinerari che permettono di vivere il territorio con un passo più lento, in una chiave di autenticità e sostenibilità sempre più richiesta dai viaggiatori, italiani e stranieri, e che spesso attraversano borghi e aziende agricole altrimenti esclusi dai circuiti turistici tradizionali.
Ricordi nel piatto
C’è infine un ultimo dato che racconta bene quanto il cibo sia entrato nell’immaginario stesso della vacanza: quasi un italiano su due, il 46%, quest’estate porterà a casa un souvenir enogastronomico. Lo rivela ancora l’indagine Coldiretti/Ixè, secondo cui i prodotti tipici sono ormai il ricordo di viaggio preferito, davanti ai classici gadget da località turistica come magliette, portachiavi e oggettistica varia, e davanti anche ai prodotti artigianali non alimentari, un tempo scelta predominante tra i souvenir da vacanza.
Le preferenze cambiano naturalmente a seconda della regione visitata, con differenze anche marcate tra costa e entroterra, tra Nord e Sud del Paese. Ma a livello nazionale il podio dei souvenir gastronomici più acquistati regala una sorpresa con al primo posto i formaggi, che superano salumi, vino, dolci tipici e olio extravergine d’oliva, prodotti che restano comunque ben posizionati nelle preferenze dei vacanzieri.
Un segnale ulteriore di come la vacanza degli italiani, e sempre più anche quella degli stranieri in Italia, passi prima di tutto dal gusto, trasformando ogni viaggio in un’occasione per conoscere, assaggiare e infine riportare a casa un pezzo autentico del territorio visitato.
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