A un anno dalla fine della legislatura il mercato del lavoro mostra alcuni indicatori ai massimi storici: gli occupati hanno superato quota 24 milioni, mentre la disoccupazione è scesa sotto la media europea. Cala, inoltre, la fuga dei giovani talenti. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, illustra le prossime mosse del governo: dal rientro dei giovani emigrati alla formazione, dal Salario Giusto alla previdenza complementare, fino alle misure allo studio per la manovra 2027.
Nel 2025 gli espatri dei giovani sono calati del 20%. Quali misure, tra quelle già introdotte, hanno inciso di più su questa inversione di tendenza, e quali ne servono ancora per consolidarla?
«I dati Istat dimostrano che le politiche messe in campo stanno dando i loro frutti. Penso al taglio del cuneo fiscale, al potenziamento della formazione tecnico-professionale e al nuovo corso delle politiche attive. Sin dall’insediamento ci siamo messi al lavoro: la disoccupazione è scesa sotto la media europea e la crescita occupazionale è sostenuta dal lavoro stabile. Ora dobbiamo consolidare la tendenza intervenendo su qualità del lavoro, prospettive professionali, casa e servizi».
Lei ha detto che con cinque anni di tempo si può riportare a casa chi è andato all’estero. Nella legge di Bilancio 2027 avete annunciato misure per i giovani che rientrano: può anticipare in che direzione state lavorando, anche per chi torna “overskilled”?
«Quando parlo di cinque anni, indico l’orizzonte di una strategia. Non basta un solo incentivo: agiremo sia tramite una tassazione agevolata che stimoli i rientri, sia valorizzando i curriculum di qualità. Un giovane deve essere libero di scegliere se partire o restare e l’obiettivo è far sì che qualunque scelta sia conveniente e competitiva. Non si tratta solo di trovare una stabilità, ma di realizzarsi a livello professionale. Del resto, sin da quando ci siamo insediati, questo governo si è messo al lavoro per il lavoro: abbiamo superato i 24 milioni di occupati».
Come rendere più competitivo il “rendimento del restare” per i profili qualificati?
«Il “rendimento del restare” va oltre la retribuzione. Dipende da qualità del lavoro, crescita, stabilità, welfare e prospettive. Per questo abbiamo puntato sulla crescita dei contratti a tempo indeterminato, sulla formazione continua, sui rinnovi contrattuali, sull’aumento del netto dei premi di risultato e sul Salario Giusto. L’obiettivo è creare condizioni favorevoli affinché i talenti trovino opportunità coerenti con le proprie competenze».
Come consolidare l’occupazione giovanile?
«Di fronte ai numeri record possiamo guardare al futuro consapevoli di poter dare risposte. L’età media italiana è di 47,1 anni e dobbiamo tenerne conto. Il calo dei Neet al 13% dimostra però che la fiducia cresce. Continueremo a puntare sul nostro ufficio virtuale del lavoro, il Siisl, e sul Programma Gol. Inoltre, lavoriamo per rendere le competenze, comprese le micro-competenze, certificate e verificabili. Entro fine anno sarà operativo il Fascicolo Sociale e Lavorativo, per valorizzare in modo trasparente i curriculum».
Sul Salario Giusto a che punto è il confronto sulla contrattazione collettiva?
«Il confronto tra le parti sociali è ripreso e spero si arrivi a breve a un’intesa su misurazione della rappresentatività, contrasto al dumping contrattuale, monitoraggio dei contratti e velocizzazione dei rinnovi. Gli interventi normativi effettuati mirano a favorire una competizione virtuosa. Abbiamo il comune obiettivo di difendere e sostenere i lavoratori e per questo possiamo agire insieme, ciascuno nelle aree di competenza. Vogliamo dare concretezza al Salario Giusto coinvolgendo le parti sociali per sostenere i lavoratori».
Lei ha parlato di voler “replicare” il pacchetto lavoro del 2026 nella prossima manovra, con un possibile stanziamento superiore ai 2 miliardi. Su quali priorità vi concentrerete?
«La composizione della manovra dipenderà dalle risorse, ma l’indirizzo è la continuità e, se possibile, l’ampliamento del pacchetto lavoro. Le priorità sono la detassazione degli incrementi da rinnovi contrattuali, la tassazione agevolata dei premi di produttività, il sostegno a lavoro notturno, festivo e a turni, e gli investimenti nelle nuove competenze. Abbiamo poi allo studio la flat tax per le retribuzioni dei più giovani».
A che punto è il fondo previdenziale per i nuovi nati?
«L’ipotesi prevede la costituzione, fin dalla nascita, di una posizione previdenziale alimentata da un contributo pubblico iniziale e incrementabile con versamenti volontari della famiglia. Valutiamo anche correttivi per i nuclei a basso reddito. L’obiettivo è duplice: sfruttare il lungo orizzonte temporale per costruire una base previdenziale e diffondere fin dall’infanzia la cultura del risparmio responsabile. È un ulteriore strumento per affiancare le famiglie nella crescita dei figli».
Come conciliare sostenibilità previdenziale e flessibilità in uscita?
«La sostenibilità del sistema previdenziale è la condizione necessaria per qualsiasi intervento. Al tempo stesso, sono favorevole a una flessibilità costruita con criteri selettivi e sostenibili. L’equità trova sostanza quando si riconosce la diversa storia lavorativa delle persone».
Come superare la scarsa cultura previdenziale, soprattutto tra i giovani?
«L’adesione automatica, con diritto di rinuncia, può rappresentare una spinta, ma non deve diventare un automatismo inconsapevole. Per questo il ministero, con il Consiglio Nazionale dei Giovani e il Mefop, ha creato un portale dedicato alla previdenza complementare con informazioni e modulistica. La previdenza complementare deve diventare ordinaria: anche versamenti contenuti, se iniziati presto, producono risultati significativi».
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