Le vacanze del popolo dei collezionisti d’arte non sono mai banali, ma quasi sempre comprendono itinerari che mescolano grandi rassegne e paesaggi sorprendenti in luoghi dove arte, architettura e ospitalità diventano un’unica esperienza. Parliamo di un turismo colto e internazionale, fatto di opening, visite in studio, incontri con curatori e soggiorni pensati da chi il sistema dell’arte lo costruisce ogni giorno. Il viaggio diventa così un vero Grand Tour contemporaneo.
La prima tappa non può che essere Arles, dove la fotografia si dà appuntamento per Les Rencontres d’Arles, il festival che dal 1970 rappresenta uno dei più autorevoli osservatori internazionali dell’immagine contemporanea. Per alcuni mesi l’intera città si trasforma in un museo diffuso. Portfolio review, incontri con artisti, editori e galleristi fanno di Arles un laboratorio privilegiato dove cogliere in anticipo le tendenze che influenzeranno il mercato fotografico. A completare l’esperienza contribuisce la vitalità culturale della città, oggi arricchita anche dalla presenza del polo Luma, che ha consolidato Arles come una delle capitali della creatività. Dalla Provenza alla Costa Azzurra il passo è breve. A pochi chilometri da Saint-Paul-de-Vence, la Fondation Maeght continua a rappresentare uno dei luoghi simbolo dell’arte del Novecento e della contemporaneità. Immersa in un giardino di sculture progettato da Josep Lluís Sert, la fondazione conserva uno dei patrimoni artistici privati più importanti d’Europa, con opere di Miró, Calder, Giacometti, Braque e Chagall. Ogni estate il programma espositivo affianca la collezione permanente a mostre temporanee, offrendo un raro equilibrio tra qualità museale e dimensione paesaggistica.
Proseguendo verso Nord, una deviazione sulle rive del Lago di Costanza conduce al Kunsthaus Bregenz, progettato da Peter Zumthor e considerato uno dei capolavori dell’architettura museale contemporanea. Il volume essenziale in vetro opalino ospita un programma espositivo tra i più rigorosi d’Europa. Qui gli artisti sono invitati a concepire interventi pensati per gli spazi del museo, dando vita a mostre immersive. Per il collezionista rappresenta una sosta ideale lungo l’asse alpino tra Svizzera, Austria e Germania. Tra gli appuntamenti più significativi spicca poi Manifesta Ruhr 2025, la nuova edizione della biennale nomade europea che sceglie come teatro la Ruhr, una delle aree industriali più iconiche del continente. Come da tradizione, Manifesta non si limita a occupare gli spazi espositivi, ma costruisce un programma diffuso che coinvolge città come Essen, Dortmund, Duisburg, Bochum e Gelsenkirchen.
Più raccolta ma altrettanto significativa è Matter of Art, la biennale che trasforma Praga in uno dei centri più vivaci della ricerca artistica dell’Europa centrale e orientale. La manifestazione coinvolge alcuni dei principali poli culturali della capitale ceca, dal monumentale Trade Fair Palace alla Municipal Library Gallery, fino agli spazi indipendenti di MeetFactory, centro multidisciplinare fondato dall’artista David Černý.
Ma il viaggio del collezionista contemporaneo non passa solo attraverso mostre e biennali. Negli ultimi anni si è affermata una nuova forma di ospitalità culturale, sviluppata da alcuni dei protagonisti del mercato internazionale dell’arte, nella quale soggiornare significa entrare in un preciso universo estetico. Uno degli esempi più interessanti è Chesa Marchetta, inaugurata nel cuore di Sils Maria, in Alta Engadina, da Artfarm, il gruppo internazionale dell’ospitalità fondato da Iwan e Manuela Wirth, cofondatori della galleria Hauser & Wirth. Più che un hotel, Chesa Marchetta è un progetto culturale. La storica pensione di famiglia è stata restaurata dallo studio di architettura Laplace, che ha reinterpretato gli spazi con un linguaggio essenziale e contemporaneo, rispettando il carattere originario dell’edificio. Le tredici camere, gli ambienti comuni a contatto con una collezione d’arte esclusiva e il ristorante restituiscono un’atmosfera intima, lontana dalle logiche dell’hôtellerie di lusso convenzionale. La scelta di Sils Maria racconta molto della filosofia del progetto.
Questo piccolo villaggio è da oltre un secolo meta di scrittori, filosofi e artisti. Friedrich Nietzsche vi trascorse diverse estati, così come Hermann Hesse, Marcel Proust e Alberto Giacometti, contribuendo a costruire il mito di una valle dove la contemplazione del paesaggio diventa parte del processo creativo.
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