Secondo trimestre negativo con saldo negativo per le nuove imprese registrate nell’Unione europea. Le attività nascenti sono diminuite dello 0,5 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno e i fallimenti sono aumentati del 5,7 per cento. Questo quanto monitorato dai dai Eurostat che ha vigilato su otto settori economici dell’Ue. La grande malata è l’industria che incassa una flessione del 3,6 per cento seguita dai servizi di alloggio e dalla ristorazione, che calano del 3,4 per cento. Fanno male anche le attività sociali e i servizi di istruzione che perdono il 3,2 per cento. In controtendenza invece il settore dell’informazione e della comunicazione, che cresce dell’8,8 per cento, e quello delle costruzioni che cresce dell’1 per cento. Rimangono stabili i servizi finanziari.
Per quanto riguarda i fallimenti, gli incrementi maggiori si sono registrati nel settore dell’istruzione e delle attività sociali, in cui hanno raggiunto un’impennata del 21 per cento e dei trasporti, in salita dell’11,4 per cento. Male anche per i servizi finanziari, che vedono una crescita del tasso di fallimento del 6,8 per cento. Le dichiarazioni di fallimento però in alcuni settori hanno anche registrato una decrescita, come quello dell’alloggio e della ristorazioni in cui i fallimenti sono calati del 2,6 per cento, delle costruzioni, in cui hanno perso l’1,7 per cento, e quello del commercio, diminuito dell’1,2 per cento.
In Italia – come riportato dall’analisi di Cribis, società del gruppo Crif, nel primo trimestre i fallimenti erano in crescita del 23,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Le liquidazioni giudiziali stabilite nel nostro Paese nella sola prima parte dell’anno erano state 2.885, ben al di sopra delle 2.341 dell’anno precedente. A guidare la classifica regionale era la Lombardia, in cui si erano registrati 572 casi, pari al 19,8% del totale nazionale.
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