Mentre la corsa globale ai data center accelera e l’intelligenza artificiale fa esplodere la domanda di potenza di calcolo, dall’Italia arriva una tecnologia che promette di risolvere uno dei problemi più urgenti della rivoluzione digitale in atto. Tant’è che anche la Nato ci ha posato gli occhi sopra. Stiamo parlando di 2D Photonics, una startup che ha progettato circuiti fotonici integrando il grafene, in alternativa al tradizionale silicio, così da creare connessioni ottiche ultra-veloci. In parole più semplici, ha deciso di sfruttare le proprietà del grafene, un materiale noto ma ancora poco utilizzato nell’elettronica, per collegare migliaia di processori e memorie e trasferire enormi quantità di dati a velocità superiori e con un consumo energetico decisamente inferiore rispetto alle migliori tecnologie fotoniche al silicio oggi disponibili. «È almeno quattro volte più veloce e dal punto di vista dei costi è quattro volte più economico, grazie a una efficienza energetica cinque volte migliore», assicura a Moneta Orio Bellezza, amministratore delegato ad interim e presidente di 2D Photonics.
Una soluzione che punta dritta al cuore di uno dei principali colli di bottiglia nella crescita dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni: far aumentare la velocità e allo stesso tempo ridurre i consumi energetici. Ma le sue potenzialità andrebbero ben oltre l’IA, con ricadute importanti anche per il settore delle telecomunicazioni, della difesa e dello spazio, oltre che dell’automotive con lo sviluppo della guida assistita e autonoma. Si parla di un mercato enorme, stimato in centinaia di milioni di dollari, con un tasso di crescita del 15-20% anno su anno nel prossimo decennio.
Al momento il progetto è ancora all’inizio, ma l’obiettivo è portare questa innovazione nella fase di produzione e vendita su larga scala nei prossimi anni. E la strada è già tracciata, grazie anche alle importanti risorse finora raccolte sul mercato. Nei mesi scorsi la startup ha infatti rastrellato ben 25 milioni di euro in un giro di finanziamenti, che ha visto l’interesse – e la partecipazione – di importanti attori tecnologici, come Sony e Bosch, oltre che del Nato Innovation Fund, niente meno che il fondo di venture capital della Nato. L’azionista di maggioranza, tuttavia, rimane italiano, con Cassa Depositi e Prestiti che ad oggi detiene circa il 35% dell’azionariato.
Ma nuove aperture di capitale e di finanziamento sono dietro l’angolo. «Ci aspettiamo di fare altri round di investimento nella prima metà del 2027», anticipa Bellezza. Mentre già nei prossimi mesi dovrebbe arrivare un mega finanziamento da 211 milioni di euro, stanziato dallo Stato italiano. Il provvedimento di sostegno, approvato lo scorso aprile dalla Commissione europea, aiuterà a collocare 2D Photonics tra un ristretto gruppo di imprese a livello globale impegnate a ridefinire le modalità di trasferimento dei dati all’interno delle future infrastrutture di intelligenza artificiale. «Da mesi lavoriamo a stretto contatto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con Invitalia per definire l’operazione nei dettagli», racconta Bellezza.
Il prossimo passo fondamentale sarà la costruzione di un impianto pilota in Lombardia, progettato per portare la fotonica al grafene dalla ricerca avanzata dei laboratori universitari della Sant’Anna di Pisa alla produzione su larga scala, così da dimostrare l’industrializzabilità di questa innovazione. Questa prima fase coprirà un periodo di circa cinque anni, fino al 2031. In questo periodo l’azienda potrebbe già generare i primi ricavi, grazie a commesse o progetti con clienti selezionati. «Ci concentreremo soprattutto per il settore dello spazio e della difesa che non richiedono grandi quantità, – illustra il manager – mentre il mercato più ampio delle telecomunicazioni, dei data server e dell’intelligenza artificiale verrà servito attraverso dei contractor (fornitori, ndr) che per conto nostro produrranno questi dispositivi in grandi volumi». E in effetti la startup ha già intrecciato relazioni e stretto contatti con i grandi nomi della tecnologia globale. Il vero ritorno degli investimenti, e quindi la piena espressione del potenziale economico dell’azienda, è quindi previsto a partire dal 2032, quando la tecnologia sarà industrializzata a tal punto da entrare in una fase di crescita e di commercializzazione su più ampia scala.
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