Dagli anni 2000 il World Uncertainty Index – l’indicatore che misura la sicurezza percepita dai cittadini dell’Unione – è aumentato di oltre il 1.300% e alla fine del 2025 ha raggiunto il suo massimo storico. In un contesto geopolitico globale sempre più incerto la sicurezza è divenuta una priorità per i cittadini europei. Nel 2019 occupava il dodicesimo posto tra le priorità politiche dell’Unione, nel 2026 è al terzo. Anche perché per il 34% dei cittadini è la terza priorità sotto la tenuta sotto controllo dell’inflazione e il sostegno all’economia.
La tendenza viene messa nero su bianco dalla Fabbrica d’Armi Pietro Beretta insieme a Teha Group. Lo studio si chiama “L’Italia come produttore di sicurezza. La filiera delle armi leggere tra interesse nazionale e sicurezza collettiva”. ed è stato presentato alla cinquantaduesima edizione del Forum di Cernobbio.
Se la percezione del pericolo è forte in Europa e tra i cittadini italiani, la consapevolezza invece è carente. Quasi un italiano non ha idea di cosa sia la Nato e scarseggia l’offerta universitaria sulla Difesa. Un paradosso se si pensa al peso che questa filiera ha nell’economia del nostro Paese. Il comparto infatti genera un valore di 8 miliardi di euro e ha all’attivo 88 mila posti di lavoro. La metà delle aziende europee del settore è italiana. Tuttavia l’export negli ultimi anni ha perso quota, incalzato da economie concorrenti sempre più forti, come quella Turca e della Repubblica Ceca. Tra il 2015 e il 2024 la quota italiana sulle esportazioni nel mondo è scesa dal 26,3% al 20,7%.
La filiera rappresenta “un patrimonio di competenze industriali tecnologiche e professionali sviluppate nel tempo” spiega Carlo Ferlito, ceo di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta. In Europa il tema della difesa è più vivo che mai, per questo – dicono i rappresentanti del settore – occorrono politiche strategiche per agire comunitariamente nello sviluppo del comparto.
In occasione del Forum il Ferlito ha fatto anche il punto sulle strategia della società, come riportato a margine dell’evento da Askanews. L’accesso al mercato borsistico rimane un canale aperto per l’ipotesi di futuri aumenti di capitale destinati alla crescita, sebbene l’attuale generazione di cassa garantisca piena autonomia per le operazioni straordinarie e l’ampliamento del portafoglio. “Vedremo come si evolverà la situazione, se avessimo bisogno di capitali per fare ulteriori crescite è chiaro che la Borsa è uno dei posti dove andare a cercare questo capitale” ha affermato. Ferlito ha rimarcato l’importanza strategica dell’azionariato familiare: quasi cinque secoli di storia e quattordici generazioni alla guida costituiscono un asset chiave, garantendo una visione d’impresa orientata alla preservazione e all’incremento del valore aziendale nel lungo periodo.
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