Nel cantiere delle pensioni non si sono ancora conclusi i lavori predisposti dalla legge di bilancio 2026 e già se ne annunciano di nuovi in vista della manovra 2027. L’unica cosa certa è che la pensione pagata con i contributi obbligatori – per i lavoratori dipendenti vale il 33% della retribuzione lorda: un record che nessuno ci invidia – non sarà più sufficiente per vivere una vecchiaia serena. E allora fioriscono proposte e suggestioni che si propongono di predisporre una integrazione più cospicua dell’assegno di pensione destinato a diventare sempre più magro. Questa estate è arrivata la proposta del “salvadanaio previdenziale”. In verità, per essere puntigliosi, l’idea è stata lanciata addirittura un anno fa, con scarso seguito. Fu Mario Pepe, nel giugno del 2025, da poco presidente di Covip, la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, a suggerire: «Sarebbe utile la costituzione di un bonus previdenziale alla nascita, versato dallo Stato e che potrebbe poi essere alimentato con contributi fiscalmente deducibili versati dai famigliari».
Il presidente dell’Inps
Questa estate l’idea è stata rilanciata con maggiore enfasi dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava: creare un libretto di risparmio previdenziale, che potrebbe essere alimentato inizialmente con un contributo dello Stato e successivamente dai parenti, magari con versamenti che potrebbero beneficiare di detrazioni fiscali. Questo strumento, simile a un salvadanaio, permetterebbe ai giovani di accumulare un capitale che potrebbero utilizzare al momento del pensionamento. Libretto, salvadanaio, fondo: insomma uno strumento per far partire la contribuzione previdenziale prima del lavoro e prima della laurea (che sappiamo può essere riscattata, come se fosse un periodo di lavoro).
La manovra 2027
Visto che ci sarebbe di mezzo lo Stato, come primo motore di questa nuova macchina previdenziale, occorre un intervento legislativo. E un conto della spesa: siamo alla vigilia della legge di bilancio 2027, il primo veicolo disponibile per trasformare l’idea in un progetto. Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha dato il suo assenso di massima, immaginando che all’inizio potrebbe essere proprio l’Inps a organizzare e gestire il fondo. Ma qui si è aperto un dibattito quasi feroce: tutti plaudono all’idea, ma che possa essere un ente pubblico a gestire un fondo che funzionerebbe a capitalizzazione ha fatto inorridire qualcuno.
Frizioni
Mauro Marè, presidente Mefop (la società del Mef consulente dei fondi pensione), e Mario Padula, ex presidente Covip, sono stati i più espliciti: «L’Inps non ci deve mettere bocca». Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro, ha aggiunto: «L’Inps pensasse alle tante cose che ha da fare e non ne aggiunga altre che non le competono». Con più garbo ma il messaggio del mercato è stato unanime: bene l’idea del salvadanaio previdenziale, ma lasciamo la gestione di questo strumento al sistema privato. Che siano gli attuali fondi pensione (secondo l’idea di Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione), o le banche e le Poste (secondo l’opinione di Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza) o le compagnie di assicurazione (secondo il presidente di Ania, Giovanni Liverani: «Noi questo mestiere lo sappiamo fare»).
La Germania
Al governo, se vorrà sposare l’idea nella prossima legge di bilancio, l’arduo compito di dare una regola. A qualcosa del genere ha pensato la Germania che ha fissato un contributo di 10 euro al mese per i bambini dai 6 ai 18 anni. E il Trentino-Alto Adige eroga un contributo fino a 1.100 euro per l’iscrizione dei neonati a un fondo di previdenza complementare. Ma anche in altri Paesi del Nord Europa, come Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, ci si sta cimentando con questa suggestione. Su questo modello negli Usa sono stati lanciati i Trump accounts, conti di investimento riservati ai bambini nati tra il 2025 e il 2028. Per ciascun beneficiario il dipartimento del Tesoro versa una somma una tantum di 1.000 dollari.
Le novità in arrivo
In attesa della valutazione sul salvadanaio previdenziale, il governo italiano in tema di pensioni deve ancora vedere attuate tutte le riforme della legge di bilancio 2026. L’unica completata è quella che riguarda il silenzio-assenso sul versamento del Tfr e di tutti i contributi previdenziali aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori nei fondi pensione di categoria, meccanismo scattato dal 1° luglio scorso per i neo assunti.
Ci sono due disposizioni – sempre formulate nella legge di bilancio 2026 – che ancora non sono state attuate e che potrebbero essere rinviate. La prima riguarda la “portabilità del contributo datoriale” dai fondi negoziali a ogni altro fondo sul mercato: cioè dal 31 ottobre (la scadenza originaria era del 1° luglio) ogni lavoratore dovrebbe essere libero di destinare i propri contributi previdenziali integrativi al fondo che preferisce, senza essere vincolato al fondo bilaterale di categoria. I sindacati sono nemici dichiarati del provvedimento.
L’altra disposizione in attesa di applicazione si riferisce all’innalzamento di un mese dell’età minima per la pensione di vecchiaia (che inciderebbe anche sull’età di uscita per le pensioni anticipate) dal 1° gennaio 2027. Altri due mesi scatterebbero dal 2028. Sono i tre mesi che erano stati maturati per quest’anno dall’innalzamento dell’aspettativa di vita certificato da Istat e poi rinviati appunto al 2027-2028.
Le urne
Molti scommettono che un ulteriore rinvio del provvedimento sarà assai probabile: il prossimo anno si vota e come sempre il tema pensioni è assai sensibile alle urne, e si prefigura un accordo trasversale sulla proroga della disposizione. Il cantiere delle pensioni resterà aperto, ancora per molto, e farà concorrenza – per i tempi – a quello della Sagrada Familia di Barcellona. In verità, per risolvere il problema delle pensioni e della necessaria integrazione privata per i pensionati del futuro, dovremmo aspettare di avere carriere di lavoro meno discontinue, una maggiore produttività che giustifichi salari più alti e soprattutto un incremento delle nascite. E magari un’intelligenza artificiale che non rubi posti di lavoro (e contributi previdenziali) come invece prefigura Bill Gates.
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