L’inflazione statunitense si mantiene a livelli elevati. Ad agosto i prezzi al consumo si sono attestati al 3,4%, in linea con le attese e stabili rispetto a luglio. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,4%.
A destare preoccupazione è invece l’indice core, al netto di energia e alimentari, che si è attestato al 2,4% con una variazione mensile dello 0,3% rispetto al +0,2% indicato dal consensus.
L’inflazione core è il metodo che la Fed preferisce utilizzare per analizzare l’inflazione di fondo e l’accelerazione oltre le attese potrebbe aumentare le pressioni in seno alla banca centrale a stelle e strisce di aumentare già settimana prossima il costo del denaro di 25 punti base. Secondo CME FedWatch, i mercati ora scommettono su una probabilità del 90% di un aumento dei tassi d’interesse nella riunione di politica monetaria della Fed di settimana prossima.
Il merse scorso il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha sottolineato che l’inflazione è troppo elevata e che i tassi di interesse non stanno limitando i prestiti nell’economia, al di fuori del settore immobiliare. “L’inflazione generale e quella di base negli Stati Uniti si sono attestate ben al di sopra del tasso di crescita mensile dello 0,17% necessario per riportare il tasso annuo al target del 2% fissato dalla Federal Reserve”, argomentano gli esperti di Ing, aggiungendo che, dato l’atteggiamento restrittivo del presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole, è probabile che la prossima settimana spingerà per un aumento dei tassi e che la maggioranza del FOMC sarà d’accordo.
La prima reazione di Wall Street ai riscontri arrivati dall’inflazione Usa è stata comunque positiva, con tutti i principali indici che hanno aperto oggi in buon rialzo. L’S&P 500 guadagna l’1,04%, così come il Nasdaq.
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