«Non lo metti? Mettilo su Vinted». Un semplice slogan che ha portato a un successo planetario. Ma che non deve trarre in inganno: il colosso lituano non è più solo un’app per vendere oggetti e abiti usati. Il gruppo, infatti, sta “cambiando pelle” (almeno in parte) e dopo la logistica prova a farsi largo anche nel mondo del fintech. Al centro della strategia Vinted Pay, il servizio di pagamento interno all’app creato nel 2023. Tre anni dopo aver ottenuto la licenza di Istituto di Moneta Elettronica (Emi) in Lituania, Vinted Pay oggi è pronta per spiccare il volo. A gennaio, infatti, il gruppo ha iniziato a distribuire il suo wallet proprietario, partendo da Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Grecia, Slovenia, Slovacchia e Croazia.
Modestas Tursa, vicepresidente di Vinted Pay, aveva esultato: «Sviluppando una soluzione di pagamento interna, puntiamo a rispondere alle esigenze specifiche dei nostri membri e a mantenere la flessibilità necessaria per adattarci rapidamente all’evoluzione delle dinamiche del mercato. Questo ci permette di offrire una migliore esperienza ai nostri membri e una maggiore efficienza operativa».
A marzo altro step fondamentale, con l’ottenimento della licenza Emi in Gran Bretagna. Già all’orizzonte la prossima mossa: il 5 ottobre in Italia Vinted Pay Uab sostituirà il vecchio fornitore, Mangopay, e inizierà a gestire in casa tutto il sistema dei pagamenti. Nello stesso giorno lo switch avverrà in Francia, Belgio, Olanda, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Irlanda. A stretto giro seguiranno Usa, Regno Unito e Australia.
Chi non accetterà il passaggio non potrà più usare l’app. Per gli utenti dal punto di vista pratico nell’immediato non dovrebbe cambiare molto: Vinted Pay gestirà il wallet, ovvero il portafoglio interno alla piattaforma, in cui vengono accreditati i soldi delle vendite. Come in precedenza, il saldo potrà sia essere usato per fare acquisti e comprare servizi, sia essere trasferito sul proprio conto corrente. Vinted Pay offrirà anche il cambio di valuta in caso di transazioni fra Paesi diversi.
Termini e condizioni
Nelle condizioni, il gruppo specifica che Vinted Pay non è una banca: «Quando deteniamo moneta elettronica per vostro conto, la custodia dei fondi corrispondenti alla moneta elettronica non equivale a un deposito bancario, in quanto: (a) non possiamo e non utilizzeremo tali fondi per concedere prestiti ad altre persone o entità; (b) la vostra moneta elettronica non maturerà interessi; e (c) la vostra moneta elettronica non è coperta dal sistema di garanzia dei depositi dello Stato né dall’assicurazione sui depositi e sugli investimenti. I fondi corrispondenti alla moneta elettronica saranno detenuti in uno o più conti bancari segregati, separatamente dai nostri fondi, in conformità con le disposizioni della normativa applicabile».
Ma se i servizi offerti lato pagamenti non sembrano destinati a subire grandi cambiamenti nel breve termine, in molti si interrogano sulle prossime mosse del colosso.
Vinted, nata in Lituania nel 2008 da un’intuizione di Milda Mitkute e Justas Janauskas, è attiva in oltre 20 Paesi, ha creato una sua compagnia di spedizioni (Vinted Go) e ha chiuso il 2025 con un fatturato di 1,1 miliardi di euro, +38% rispetto all’esercizio precedente. Su anche il valore lordo della merce venduta tra gli utenti, che ha raggiunto i 10,8 miliardi di euro (+47%), mentre l’utile netto è sceso del 19% a 62 milioni. Fra gli elementi che hanno pesato sul risultato, ha detto la società, anche gli investimenti per sviluppare l’infrastruttura proprietaria Vinted Pay.
In ogni caso il gruppo ad aprile ha raggiunto una valutazione di 8 miliardi secondo le stime legate a una transazione azionaria secondaria che ha visto alcuni soci cedere quote a nuovi investitori, senza emissione di nuove azioni e quindi senza raccolta diretta di capitali. Un mese prima, BlackRock aveva acquistato una partecipazione da 574 milioni.
Le mosse dei concorrenti
Il second hand è un mercato sempre più ricco: fra crisi economica, maggiore attenzione al riciclo e al riuso e la voglia di scovare l’affare, il comparto vive una continua giovinezza. Secondo le stime di Research and Markets, entro la fine di quest’anno il comparto in Europa arriverà a valere circa 40 miliardi, con una crescita del 12,6% in un anno. Entro il 2030 toccherà quota 55 miliardi.
Se si sposta il focus sul nostro Paese, nel 2025 il mercato del second hand è arrivato a coinvolgere il 65% degli italiani, secondo una ricerca di Ipsos Doxa per Subito. Il canale digitale è il preferito dei consumatori, con il 71% dei consumatori che si rivolge a siti dedicati che generano oltre la metà del valore complessivo del mercato.
Questo spiega perché fra i big del comparto c’è fermento. Se Vinted irrobustisce la svolta fintech, eBay negli ultimi mesi si è mossa su due fronti. Prima ha lanciato le vendite live per sfidare le “televendite social“ di TikTok, poi ha abolito le commissioni a carico dei venditori privati in Europa, spostandole sugli acquirenti proprio come fa Vinted. La spagnola Wallapop invece ha appena lanciato il suo programma fedeltà, proprio come un supermercato: per ogni transazione i membri che fanno parte del Club accumulano punti per ottenere sconti sulle spese di spedizione. Previste anche sfide per accumularli più velocemente.
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