La mattonata agli affitti brevi scagliata da Bruxelles con l’«Affordable Housing Act» è solo l’ultima pietra degli euroburocrati contro le vetrate del libero mercato. La mossa con cui l’Ue vorrebbe mettere i lacci alle locazioni nelle aree affette da un non meglio precisato «stress abitativo» odora infatti di quello stesso delirio di onnipotenza con cui gli Azzeccagarbugli comunitari hanno compilato l’IA Act. Un’altra pietra miliare del diritto Ue che pretende di imbrigliare lo strapotere dei big dell’intelligenza artificiale, giudicando i loro algoritmi secondo una sequenza di «gradi di rischio» per l’umanità. Peccato che sotto tale moloch normativo si estenda il vuoto industriale. Nessun Paese dell’Unione è infatti finora riuscito nell’impresa di allevare un gruppo di software in grado di competere alla pari con cinesi e americani nell’arena dell’intelligenza artificiale né tantomeno in quella di costruire un sistema paragonabile alla Silicon Valley.
Per avere un’idea del denaro e del potere in gioco, basta guardare all’influenza esercitata nelle nostre vite dai prodotti e servizi delle cosiddette Big Five (Alphabet, Apple, Meta, Amazon e Microsoft) o soffermarsi sul fatto che il mercato accredita a realtà come OpenAI o Anthropic, ancora prima che si quotino a Wall Street, un valore molto superiore alla capitalizzazione dell’intero listino di Piazza Affari.
La verità è che a separare Usa e Europa non è tanto l’Atlantico, quanto l’approccio mentale: da un lato dell’oceano c’è la religione laica del fare, dall’altro l’ansia normativa dei legulei. Non capire questo equivale a confondere la causa con l’effetto. Eppure, i danni sono sotto gli occhi di tutti, a partire da quello che può essere considerato il maggiore autogol industriale della storia Ue: il diktat sull’auto elettrica imposto dai talebani della sinistra ambientalista. Tanto che Volkswagen, un tempo fiore all’occhiello dell’efficienza teutonica, dovrà lasciare fuori dai suoi cancelli, entro la fine del decennio, 100 mila lavoratori se vuole provare a salvarsi dall’avanzata cinese.
Ben diversa la situazione lavoro negli Stati Uniti, dove nel solo mese di agosto sono stati creati 162 mila nuovi posti, quasi il triplo di quanto si attendessero gli analisti. Un risultato che peraltro smentisce quei profeti di sventura che continuano a vedere ChatGPT & Co come novelle Scilla e Cariddi affamate di impiegati. Se questo fosse vero, ce ne sarebbe abbastanza per un degno sequel della saga di Fantozzi, ma non è così: perché mentre l’IA sottrae posti tra gli stagisti ne plasma di più sul fronte dei data center e, in genere, dei servizi. E il copione si ripete da New York a Los Angeles.
Con una singolare noncuranza, Bruxelles continua però nella sua mania iper-regolatoria, fino appunto all’Affordable Housing Act. La scusa questa volta è aver fissato un rapporto massimo tollerabile tra il reddito disponibile e il costo del mattone. Nella sostanza, gli euroburocrati armano le amministrazioni locali per attaccare in modo frontale il diritto di proprietà e il libero mercato. Il risultato non può che essere un pesante ritardo di competitività. Il pericolo concreto dell’Europa, parafrasando Buzzati, è imprigionarsi in una sorta di Fortezza Bastiani, persuasa che le sue spingarde legali bastino a respingere i Tartari.
È venuto il momento di aprire gli occhi. L’Europa ha nella determinazione delle sue imprese e nel risparmio delle famiglie due importanti braccia per risalire la china internazionale. Per farlo a Bruxelles serve però un quadro politico diverso, occorre una maggioranza in grado di capire quello che sta accadendo. Il primo passo, necessario ma non sufficiente, è realizzare il mercato unico dei capitali. Cioè creare un unico terreno di gioco per chi vuole investire e attrarre così con maggiore forza i grandi fondi. Un traguardo, questo, rilanciato domenica scorsa a Cernobbio dal ministro Giancarlo Giorgetti davanti alla platea del Forum Teha. Ursula von der Leyen e la sua squadra paiono invece più preoccupati per le sorti dei ghiacciai della Groenlandia, dove la presidente Ue, con un tragicomico tempismo, si è peraltro regalata un bel viaggetto proprio nelle ore in cui l’Afd conquistava una storica vittoria elettorale in Sassonia Anhalt – primo Land tedesco espugnato dall’estrema destra dal Dopoguerra – sull’onda delle preoccupazioni della popolazione per la vita di tutti i giorni quanto a salari e sicurezza. E i sondaggi già danno il partito di Alice Weidel in testa anche a Berlino, che voterà il 20 settembre.
Tenersi addosso logore tonache forensi come vesti da camera non serve a molto sui mercati mondiali. Non occorre una laurea in diritto, basta gettare un’occhiata alle prese elettriche delle nostre case. Ogni Paese Ue ha finora gelosamente mantenuto le proprie, costringendo chiunque viaggia a risolvere un sudoku di spinotti e voltaggi differenti, ma il mercato ha rapidamente trovato la via di uscita degli adattatori universali. Perché il futuro non si può fermare con le mani, ci si può solo preparare ad affrontarlo, affinché ogni sfida industriale e tecnologica diventi una potenziale leva di crescita. A beneficiarne sarebbe il Pil. Ergo, Azzeccagarbugli europei ed estrema sinistra permettendo, tutti noi.
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