Più della metà degli italiani continua a risparmiare, ma una quota ancora ridotta trasforma l’accantonamento in investimento e solo un’esigua percentuale (7,8%) ha detenuto azioni negli ultimi cinque anni. Sono alcune delle principali evidenze che emergono dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di conto corrente.
La propensione media al risparmio è pari all’11,9% del reddito disponibile, con valori più elevati tra i laureati, al 14,9%, e tra i lavoratori indipendenti, vicini al 20%. “Le famiglie italiane hanno costruito nel tempo una posizione patrimoniale solida. La loro ricchezza netta equivale a circa 5,5 volte il prodotto interno lordo. La sola ricchezza finanziaria, al netto dei debiti, ammonta a circa 5.400 miliardi di euro, pari a 2,4 volte il Pil”, ha rimarcato Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, che indica la necessità di aiutare le famiglie italiane a mobilitare i propri risparmi, affiancando alla protezione “un risparmio che costruisce”, educando ad accettare una componente di rischio più alta per percepire un rendimento più elevato.
Il quadro che emerge è quello di un Paese prudente, sottoinvestito e poco diversificato. Se nel 2026 il 56% degli intervistati dichiara di essere riuscito a risparmiare, la finalità prevalente è difensiva: il 40% accantona per motivi precauzionali, mentre pensione e acquisto della casa raccolgono entrambi il 19% delle indicazioni. Solo il 6% dichiara di risparmiare esplicitamente per investire. La prudenza non si traduce in una migliore gestione del rischio, con quasi il 72% degli investitori possiede portafogli scarsamente o per nulla diversificati.
Come avvicinare i risparmiatori all’investimento in azioni? “Serve educazione finanziaria prima di tutto – è la ricetta indicata da Gregorio De Felice, chief economist & head of research di Intesa Sanpaolo – ma anche adeguamento normativo. Bisogna creare dei contenitori di strumenti finanziari fiscalmente agevolati dove metti dei paletti di investimento minimi nell’azionario per incentivare le famiglie a fare questo passo”. Un’ipotesi è l’esenzione fiscale, totale o parziale, sui rendimenti degli investimenti mantenuti per almeno cinque anni.
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