Le aspettative dei consumatori dell’Eurozona sull’inflazione salgono ancora, indicando che il recente shock sui prezzi continua a condizionare le percezioni delle famiglie. È quanto emerge dal Consumer Expectations Survey della Bce relativo ad agosto. L’inflazione percepita negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile al 3,5%, ma le attese sono aumentate su tutti gli orizzonti temporali.
Per i prossimi 12 mesi, i consumatori si attendono un’inflazione del 3%, dal 2,9% di luglio. Anche sull’orizzonte a tre anni la previsione è salita, dal 2,7% al 2,9%, mentre a cinque anni è passata dal 2,4% al 2,5%. L’incertezza sulle prospettive a un anno è diminuita, pur restando superiore ai livelli precedenti l’inizio del conflitto in Medio Oriente. Le famiglie con i redditi più bassi continuano inoltre a percepire e prevedere un’inflazione più elevata rispetto a quelle con i redditi più alti.
Il sondaggio, condotto tra il 6 e il 24 agosto su circa 19mila consumatori adulti di 11 Paesi dell’area euro, offre quindi un quadro nel quale l’inflazione resta la principale fonte di attenzione per le famiglie, mentre redditi e prospettive di crescita rimangono più deboli. Sul fronte dei redditi infatti le aspettative di crescita nominale nei prossimi 12 mesi sono rimaste ferme all’1%. Non cambia neppure la previsione sulla spesa, attesa in aumento del 3,6%, mentre la crescita nominale della spesa percepita negli ultimi 12 mesi è salita al 5,2% dal 5,1% di luglio.
Poca fiducia su andamento economia
Resta debole anche la fiducia sull’economia. Le famiglie prevedono per i prossimi 12 mesi una contrazione della crescita dell’1,2%, dato invariato rispetto a luglio. Migliora invece, seppur marginalmente, il quadro sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione atteso tra un anno è sceso all’11%, dall’11,2% del mese precedente.
Sul mercato immobiliare, i consumatori continuano ad attendersi un aumento del 3,4% dei prezzi delle abitazioni nei prossimi 12 mesi. Stabili anche le aspettative sui tassi dei mutui, al 4,9%. Nel complesso, diminuisce sia la quota netta di famiglie che segnala un irrigidimento dell’accesso al credito sia quella che prevede condizioni più restrittive nei prossimi mesi.
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