I salari medi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa. Meglio così, purché vengano integrati con i fringe benefit: buoni pasto, buoni benzina, carte regalo di ogni tipo da poter spendere in abbigliamento o in telefonia e pc sono diventati il pilastro portante dei piani di welfare aziendale. Questa tipologia di benefici rappresenta ben oltre la metà delle risorse dirottate verso i propri dipendenti: il 55,1% (dato dell’Osservatorio Edenred 2026), ben oltre, quindi, la metà del totale. Una percentuale che conferma il sorpasso rispetto alle altre aree di welfare già verificatosi l’anno scorso.
Il business diventa più goloso anche per chi fornisce questo tipo di integrazioni economiche: solo i buoni pasto rappresentano un mercato che vale 4,5 miliardi; c’è chi stima che a questa cifra se ne debba aggiungere più o meno una altrettanto ricca per sommare tutte le altre prestazioni, come carte regalo e buoni acquisti. Inevitabile che un mercato che si irrobustisce finisca per attirare nuove attenzioni. Anche dall’estero. Gli “intermediari e facilitatori” di questo business sono i provider: ne sono stati censiti 104 in Italia, lo scorso anno. E parlano sempre meno l’italiano.
I principali fornitori
Da anni il business dei buoni pasto è saldamente nelle mani dei francesi: oltre al colosso Edenred, il gruppo Day e Pluxee valgono più o meno l’80% dei 4,5 miliardi. E il buono pasto è ormai l’essenziale “cavallo di Troia” per entrare nei piani di welfare aziendali, essendo il benefit più gradito per i lavoratori. Lo hanno capito un paio d’anni fa i portoghesi di Coverflex che sono sbarcati nel mercato del welfare aziendale italiano anche emettendo buoni pasto.
La tendenza estera si è rafforzata con un’operazione conclusa un paio di settimane fa: il gruppo britannico Tillo ha acquisito il 50% della società italianissima (fino a ieri) Amilon, detenuto dal Gruppo Zucchetti. Nella società restano i soci fondatori Andrea Verri e Fabio Regazzoni, che continueranno a guidare il management Amilon. Ma il socio di maggioranza della holding resta Tenzing, società paneuropea di private equity, azionista di maggioranza della holding di controllo di Tillo. Il fondo investe in società europee B2B software e tech-enabled con un valore fino a 350 milioni di euro, utilizzando sia la crescita organica sia operazioni di acquisizione per lo sviluppo delle partecipate.
Il business in questo caso sono le cosiddette “gift card”, un altro strumento essenziale, accanto ai buoni pasto, per monetizzare le prestazioni di welfare aziendale. Le carte regalo sono diventate uno degli strumenti più ambiti dai lavoratori, offrono denaro sonante, detassato, da spendere per prodotti e servizi concreti e di uso comune, facilmente utilizzabili nella vita quotidiana. L’operazione dà vita a un gruppo che processa gift card per un controvalore superiore a 3,5 miliardi di euro – la società milanese, Amilon, ha allargato il suo mercato anche fuori dall’Italia, ha sedi e uffici a Madrid e Varsavia, oltre che a Milano – e che ha indicato un obiettivo di crescita del 30% su base annua. I termini finanziari dell’acquisizione non sono stati comunicati.
L’evoluzione in atto
Il welfare aziendale sta cambiando pelle, si allontana dagli obiettivi di integrazione di prestazioni sociali, e si colloca sempre più nell’area dell’integrazione salariale. È sempre più difficile distinguere la risposta a una domanda che si fa sempre più forte: secondo l’ultima indagine europea Epassi (“Il Grande Gap”) il 62% dei lavoratori a livello globale preferirebbe che il proprio datore di lavoro investisse concretamente nel proprio benessere piuttosto che ricevere un incremento salariale diretto. Non solo: il report evidenzia come i dipendenti con un’alta soddisfazione per il proprio pacchetto welfare siano significativamente più propensi a rimanere nella propria azienda, con un tasso di fedeltà che sale al 94% a fronte del 69% registrato tra chi vive una scarsa soddisfazione.
Ma è altrettanto vero che a questa domanda viene spesso fornita una risposta di valore economico – extra busta paga, con benefici fiscali ben percepibili – che soddisfa le aspettative dei lavoratori più di un aumento salariale. Lo stesso segnale viene dall’ultima indagine Satispay-Swg, “Gli italiani e il welfare aziendale”. Welfare aziendale sempre meno welfare? Intanto il mercato cresce e gli operatori stranieri arrivano. Soprattutto quelli che provengono dal fintech capaci di organizzare e ottimizzare le prestazioni che diventano sempre più transazioni economiche e sempre meno servizi.
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