Secondo le analisi di Teha Group – che con Unipol sforna ogni anno il Rapporto “Welfare, Italia” – l’adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe generare incrementi di produttività compresi tra il 13,1% e il 26,7% del valore aggiunto, con intensità differenti a seconda dei settori merceologici. E, come ha ricordato il presidente di Unipol Assicurazioni, Carlo Cimbri, nel giorno in cui sono stati presentati i dati dell’indagine, il welfare dipende dalla ricchezza prodotta: «C’è welfare se c’è sviluppo, se c’è produzione, se c’è valore aggiunto».
Quindi l’AI tanto bistrattata può diventare uno strumento essenziale per la sostenibilità del welfare del futuro. Ma per cogliere appieno queste opportunità occorre una adeguata dotazione di competenze nella popolazione, e soprattutto in quella attiva. E qui arrivano i problemi, che già sono stati segnalati nei giorni scorsi da Confindustria Giovani: solo l’8% delle Pmi utilizza l’AI. Forse proprio perché c’è una carenza formativa degli italiani, che ancora patiscono il digital divide, che diventerà un abisso ai tempi dell’intelligenza artificiale, ma che soffrono un generale analfabetismo di ritorno.
Competenze insufficienti
Il 37% degli adulti italiani è sotto il livello base delle competenze di alfabetizzazione (comprensione testi e capacità di calcolo), contro un 27% della media Ocse: siamo al venticinquesimo posto su 30 Paesi Ocse. Solamente il 10,8% degli adulti in Italia partecipa ad attività di formazione continua, contro una media Ue del 13,7% (siamo diciannovesimi sui 27 Paesi dell’Unione). E solo il 54,3% degli italiani adulti possiede competenze digitali di base contro il 60,4% della media Ue. A ciò si aggiunge una fragilità sul fronte della disponibilità di professionalità Stem (l’acronimo che raccoglie i quattro sistemi di competenze evolute: scienza, tecnologia, ingegneria-engineering e matematica). Solamente il 4,4% della forza lavoro in Italia è composta da scienziati e ingegneri, circa la metà della media Ue che è dell’8,5% (siamo fanalino di coda in Europa).
Prima di essere un compagno da temere, l’AI potrebbe essere uno strumento di creazione di ricchezza, anche nell’incombente inverno demografico: secondo Teha Group tra il 2025 e il 2040 circa 8,3 milioni di persone andranno in pensione, a fronte di 5,2 milioni di nuovi ingressi nel mondo del lavoro. Un saldo negativo di 3,1 milioni di lavoratori, per effetto della crisi demografica. L’AI potrebbe contribuire a compensare produttività e valore, a condizione che chi lavora, la sappia utilizzare.
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