Gucci ora punta sul made in China: la casa di moda rompe con la tradizione italiana e lancia la sua prima sneakers prodotta in Cina con Drip, creatura del nuovo direttore creativo Denma. E gli analisti si interrogano: la mossa aprirà a Gucci le porte del mercato asiatico o finirà per rovinare la sua immagine fatta di lusso ed esclusività?
Sullo sfondo, le difficoltà del comparto del lusso che, dopo aver alzato i prezzi a partire dal Covid, ora cerca di recuperare la fascia intermedia di consumatori che è finita tagliata fuori, i cosiddetti clienti aspirazionali che possono spendere in media 5 mila euro l’anno in prodotti esclusivi.
Com’è la nuova sneakers
La nuova sneakers, disponibile in tre varianti di colore, In Italia costa 820 euro. Il marchio la presenta così: “Gucci Primavera stabilisce un nuovo vocabolario di silhouette, texture e materiali, dove l’innovazione incontra una visione concreta. Drip, la prima sneaker di Demna per Gucci, una sneaker mid high-top che fonde un design ultra-minimale da scarpa da basket con la comodità slip-on di un mocassino. Creando una forte dichiarazione visiva, la silhouette è definita da una tomaia snella e una suola in gomma”.
Bilanci sotto pressione
Venerdì Demna presenterà la sua ultima collezione durante la Fashion Week di Milano, in corso in questi giorni. Il suo successo è cruciale per l’azienda madre, Kering: negli ultimi tre anni il fatturato di Gucci si è dimezzato, comprimendo i margini e costringendo l’azienda a chiudere decine di negozi.
La risposta di Gucci alle polemiche
In una nota, Gucci ha dichiarato che l’Italia è “sempre al centro del modello produttivo e dell’identità di Gucci”, ma ha detto di aver deciso di collaborare con il produttore cinese, così come in passato ha lavorato con fornitori svizzeri e giapponesi: “Il partner selezionato offriva il know-how tecnologico e le competenze più adatte a raggiungere gli standard di prestazioni e qualità che ricercavamo”.
Analisti freddi
La scelta di lanciare il made in China ha però lasciato freddi gli analisti. “Riteniamo che ciò possa creare una potenziale tensione tra la provenienza dei prodotti e il posizionamento luxury che Gucci sta cercando di riconquistare”, hanno dichiarato gli analisti di Berenberg in una nota.
Simon Whitehouse, consulente del settore dei beni di lusso con sede a Milano sentito da Reuters, ha aggiunto: “Il Made in China non è una scelta che fa una buona impressione”.
Sempre a Reuters, l’analista di Barclays Carole Madjo ha sottolineato: “La presenza di prodotti fabbricati in Cina potrebbe alimentare il dibattito sul rapporto tra prezzo e valore del brand”.
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